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  • Aiutiamo insieme l’ambiente

    Non ci stanchiamo mai di dire quanto api e ambiente siano strettamente correlati. Questi due aspetti infatti dipendono l’uno dall’altro e i problemi che si possono verificare danneggiano le due parti vicendevolmente. Questo, insieme ad altri, è il motivo per cui la nostra modalità di apicoltura pone un’attenzione particolare all’ambiente, partendo dalle tecniche apistiche, ai materiali coinvolti per svolgere il nostro lavoro, fino alla scelta di tutto il nostro packaging.

    Sia in apicoltura sia all’interno della nostra vita privata, cerchiamo di fare scelte che siano il meno impattanti possibile in termini di costi ambientali e cerchiamo nel nostro piccolo di favorire il ripristino delle condizioni originarie di equilibrio e stabilità.

    Oggi vogliamo raccontarvi una delle scelte che abbiamo fatto nel corso dell’anno 2023. Abbiamo deciso di aderire al progetto Citizen Science Experiment di Increase.

    Dove sono finiti tutti i fagioli?

    Ora immagina di entrare in un supermercato oppure di andare al mercato e prova a pensare quali specie di fagioli potresti trovare più comunemente. Cannellini? Borlotti? Rossi? Neri? Azuki? E forse pochi altri.

    Sapevi che nell’antichità esistevano decine di migliaia di specie di fagioli in Europa? E come mai sono scomparse?

    L’offerta di mercato si è omologata sempre di più con il fine di standardizzare i processi, la gestione agricola e commerciale e i gusti dei consumatori.

    Il fagiolo è purtroppo solamente un esempio delle scelte commerciali e agricole del mondo moderno. Come i fagioli tantissime altre specie vegetali, commestibili e non, si sono perdute nel tempo fino ad essere dimenticate.

    L’impoverimento ambientale

    Possiamo affermare senza dubbio che tantissime varietà vegetali autoctone sono state accantonate dal mercato rendendole oggi rare e quasi introvabili.
    Ma dove ci porta questo impoverimento? Ci porta solo a rinunciare ad una vastissima gamma di prodotti e sapori diversi? Purtroppo le conseguenze sono ben più gravi.

    La scomparsa della varietà vegetale porta ad un contesto povero, scarno, incapace di sopportare traumi e imprevisti che solo un sistema
    ricco di risorse può gestire. La scomparsa di specie vegetali, soprattutto a livelli così rilevanti, porta alla scomparsa indiretta di
    specie animali e vegetali ad esse correlate, rendendo l’ambiente via via sempre più privo di biodiversità.

    Facciamo un paio di esempi per spiegare meglio quello che intendiamo dire.
    Nel primo esempio utilizzeremo le api. Il cibo di questi insetti arriva solo ed esclusivamente dai fiori. Ciò significa che in assenza di piante che fioriscono, le api non avrebbero nulla con cui sfamarsi. Va da sè che più le fioriture saranno scaglionate nel tempo, più le api potranno trovare cibo.
    Semplificando moltissimo questo aspetto che in realtà risulta estremamente complesso, supponiamo di avere 4 fioriture da piante differenti e che queste fioriscano una a maggio, una a giugno, una a luglio e una a settembre. Cosa accadrebbe se invece di 4 ne rimanessero 2? Le api non avrebbero nulla da mangiare 2 mesi su 4, con conseguente sofferenza, malattia e nei casi più gravi morte degli alveari. Naturalmente questa è una semplificazione estrema del mondo apistico e vegetale, ma il concetto può essere applicato in ogni contesto naturale per capire quanto sia inefficiente, sotto moltissimi aspetti, un mondo povero di varietà.

    Come secondo esempio utilizzeremo il caso specifico dei koala, mammiferi vegetariani che popolano l’Australia. L’alimentazione di questo mammifero è altamente settoriale e specializzata ed è composta quasi esclusivamente da foglie e gemme di eucalipto. In Australia esistono circa 600 varietà di questa specie vegetale di cui il koala ne utilizza tuttavia solamente poco più di una decina. Se venisse a mancare l’eucalipto specifico nella terra dei koala è chiaro che questa specie arriverebbe in breve tempo sull’orlo dell’estinzione o avrebbe gravi problemi di adattamento, processo che può richiedere tempi lunghissimi.

    Possiamo quindi concludere facendo questa considerazione. Un mondo variegato e bio-diverso è molto più vincente, molto più efficiente di un mondo omologato. La diversità genetica animale e vegetale è fondamentale per mantenere l’ambiente sano, stabile, in equilibrio e per superare imprevisti o problemi.

    Il progetto Citizen Science Experiment

    Fortunatamente centri di ricerca e salvaguardia ambientale come la Banca Mondiale dei Semi o Increase, si sono occupati di preservare molti dei semi antichi che un tempo popolavano il nostro pianeta, fornendoci oggi la possibilità come cittadini di portarli avanti e proporli al nostro giardino, terrazzo o terreno e agli animali che li attraversano.

    Increase ha avviato un importante progetto, contando proprio sulla collaborazione dei cittadini per fare in modo non solo di divulgare queste conoscenze, ma anche coinvolgere sempre più persone per la custodia e la sopravvivenza di questi semi.

    Noi abbiamo deciso di far parte di quelle persone, di contribuire e testare un approccio innovativo per la conservazione, la moltiplicazione e condivisione dei semi al fine di preservare l’agro-biodiversità. È possibile confrontare la propria varietà di fagiolo preferita con quelle dell’iniziativa di Citizen Science contribuendo così all’ampio database di fagioli!

    Per abbracciare anche tu questa causa o avere maggiori informazioni sul progetto clicca qui.

    In cosa consiste il progetto

    • Si riceve un pacchetto con differenti varietà di fagioli
    • Si piantano e si coltivano i semi di fagioli secondo le istruzioni fornite (in assenza di un giardino, va benissimo anche un terrazzo).
    • Si nutrono i fagioli e si registrano le informazioni utilizzando un’applicazione dedicata
    • Si possono dare consigli e suggerimenti agli altri partecipanti
    • Infine si raccolgono i fagioli! I fagioli possono essere usati per riprodurre i semi e continuare il progetto negli anni futuri, possono essere scambiati con altri partecipanti oppure possono essere cucinati, sperimentando nuove ricette da condividere con la community.

    Non solo fagioli

    Increase non si occupa solo della ricerca e l’ampliamento alimentare inerente ai fagioli. Vengono bensì applicati gli stessi studi e lo stesso impegno anche ad altri legumi, come lenticchie, ceci e lupini.

    Perchè tutto questo? I motivi sono svariati, quello che certamente possiamo affermare è che da progetti come questo ne potrebbe trarre beneficio il pianeta e tutti i suoi abitanti, esseri umani inclusi.
    Dal punto di vista alimentare i legumi sono un’ottima fonte proteica e sono ricchi da un punto di vista nutrizionale.
    Con i dati certi che abbiamo alla mano oggi dobbiamo fare i conti con il fatto che un’alimentazione prettamente vegetale è molto meno impattante a livello ambientale in termini di emissioni di CO2 e dovremmo limitare il più possibile l’utilizzo di carne e prodotti animali. Ampliare le proprie conoscenze alimentari e arricchire la cultura del proprio paese ci può portare a scoprire, o meglio ri-scoprire, tanti gusti e piatti nuovi.

    Non dimentichiamo inoltre che i legumi sono una grande risorsa per il terreno di raccolta. Essi contribuiscono alla sostenibilità ambientale grazie alla fissazione biologica dell’azoto, ai loro effetti benefici sul suolo e al controllo delle erbe infestanti.

    Scopri le novità del nostro progetto BeEarth… stay tuned!

  • Miele liquido o miele cristallizzato?

    Tre falsi miti ricorrenti

    «Quando il miele è cristallizzato significa che è vecchio».
    «Il miele liquido è più buono di quello cristallizzato».
    «Il miele cristallizzato è tutto zucchero».

    Tre frasi che sento dire spesso, ma in realtà nulla è più lontano dal vero. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza.

     

    Quand’è che il miele cristallizza?

    Miele cristallizato

    La cristallizzazione è un processo del tutto naturale, che rende il miele più duro corposo e in cui, sia alla vista che al palato, i cristalli possono presentarsi più o meno grandi. La cristallizzazione non indica in alcun modo bassa qualità o deterioramento del miele! Il fenomeno della cristallizzazione è semplicemente determinato dalla composizione degli zuccheri, fattore che dipende dal tipo di nettare prelevato dall’ape sul fiore.

    Ecco come accade

    Gli zuccheri che troviamo nel miele sono principalmente glucosio e fruttosio. La presenza in percentuale di questi due zuccheri varia in base al tipo di miele e quindi in base al nettare da cui esso proviene. Il glucosio è molto meno solubile in acqua rispetto al fruttosio e per questo motivo, maggiore è la presenza del glucosio in un determinato miele, maggiore sarà la tendenza di quel miele a cristallizzare.
    Al contrario, i mieli che contengono più fruttosio, cristallizzano molto più lentamente, dal momento che questo tipo di zucchero è più solubile. I principali mieli con questa caratteristica, ossia una maggior presenza di fruttosio e la conseguente tendenza a rimanere naturalmente liquidi a lungo, sono quello di acacia, di castagno e la melata.
    Tutti gli altri tipi di miele invece, tenderanno spontaneamente ad avviare il processo di cristallizzazione al primo cambio delle temperature o in base alle modalità di conservazione (luogo asciutto, umido, freddo, caldo, ecc.). Questo significa che vasetti dello stesso lotto di miele, conservati a temperature differenti, presenteranno una cristallizzazione differente. Ovviamente la cristallizzazione non è un processo immediato che si verifica in un solo giorno, può essere più o meno graduale a seconda dei fattori visti in precedenza. E’ quindi assolutamente normale trovare del millefiori fresco appena confezionato, ancora completamente liquido e ritrovare lo stesso miele denso qualche mese dopo.
    Per fare un esempio pratico, un miele millefiori raccolto a luglio 2020, confezionato ad agosto 2020 e conservato a temperatura ambiente, può in maniera del tutto naturale essersi interamente cristallizzato a dicembre dello stesso anno.

    In conclusione, la cristallizzazione è un fenomeno spontaneo che non altera in alcun modo le proprietà e la qualità del miele.

    Ma se questo è vero, perchè esiste la credenza diffusa che un miele liquido sia qualitativamente migliore? Scopriamolo insieme.

    La grande distribuzione e
    l’industria del miele

    Dolce

    “Preferisce il miele liquido oppure il miele cristallizzato?”.
    Quando facciamo questa domanda la maggior parte delle persone risponde “liquido”.  Anni fa, io avrei risposto la stessa cosa, senza neanche sapere bene il motivo. Forse perchè in dispensa c’è sempre stato quello. Effettivamente, quante volte capita di vedere al supermercato dei vasetti di miele cristallizzato?

    Sebbene talvolta questa possa essere solo una preferenza, un gusto personale, spesso nasconde una disinformazione, ossia la convinzione che solamente il miele liquido sia buono e di qualità.

    Questo è indubbiamente un pensiero indotto dalla grande distribuzione e quindi da alcuni grandi produttori, che negli ultimi 50 anni hanno offerto esclusivamente un tipo di miele perennemente liquido.
    Abbiamo visto che in base alle percentuali di glucosio e fruttosio ed in base alla temperatura di conservazione, il miele cristallizza assumendo un aspetto meno apprezzato dal consumatore finale. Inoltre un miele denso è sicuramente meno attrattivo di uno liquido che invece è più semplice da spalmare e da prelevare dal vasetto. Per assecondare la domanda di un prodotto più invitante per il consumatore, i supermercati hanno riempito i loro scaffali di miele appartenente a svariate fonti nettarifere, sempre liquido indipendentemente dalla data di raccolta.
    Lo stesso principio può essere applicato all’industria dolciaria, nella quale l’utilizzo del miele è molto frequente e che richiede un miele liquido per una maggior facilità di lavorazione.

    Ma se abbiamo detto che il miele cristallizza autonomamente, com’è possibile tutto questo? È possibile tramite uno dei più famosi processi industriali: la pastorizzazione.

    Cos’è la pastorizzazione e quali sono i suoi effetti sul miele

    Fornello a gas

    Pastorizzare il miele significa sottoporlo a un trattamento termico, tenendolo ad alte temperature per diversi minuti, circa 75/78° C.
    Questo processo consente al produttore di ridurre il miele a uno stato liquido permanente, evitando il processo di cristallizzazione che come abbiamo visto, rappresenta un ostacolo in termini pratici sia per il consumatore, sia per l’industria dolciaria. Un miele più duro è infatti più difficile da spalmare, da prelevare o da sciogliere.
    La comodità ha tuttavia un prezzo, che analizzeremo sotto.
    Alcuni dei grandi produttori si avvalgono di questo metodo proprio per assecondare la domanda di mercato.

    Ad onor del vero, va detto che la pastorizzazione non solo consente di mettere sul mercato mieli che resteranno sempre liquidi, accontentando il consumatore e la distribuzione dolciaria, ma consente anche di rendere omogenei mieli di diversa provenienza(paesi europei, extraeuropei, ecc.) o nascondere la presenza di componenti addizionali. In questo caso possiamo definire componenti addizionali tutti gli elementi che possono essere aggiunti al miele con il fine di allungarlo, come ad esempio uno sciroppo. Tra i più comuni quello di mais, molto simile al miele per sapore e consistenza.

    Ma qual è il risultato della pastorizzazione sul miele?

    Se per alcuni alimenti la pastorizzazione è utile a contrastare la proliferazione dei batteri, nel miele, naturalmente antibatterico, rappresenta la sola distruzione delle caratteristiche dell’alimento, sia dal punto di vista organolettico, sia dal punto di vista nutrizionale.
    Il miele è un prodotto naturale, utilizzato anche come conservante e non necessita di modifiche tra le api e il consumatore. L’unico intervento indicato per il produttore è il filtraggio a freddo, che consente l’eliminazione delle impurità o di piccoli frammenti di cera d’api e che non trasforma in alcun modo il prodotto.
    Sopra i 40 °C infatti, il miele perde gran parte delle sue proprietà benefiche e dei suoi nutrienti, come vitamine, enzimi e amminoacidi e modifica completamente le sue caratteristiche gustative e olfattive, perdendo tutte le note aromatiche, floreali, acidule di questo alimento straordinario prodotto interamente dalle api.

    Il risultato della pastorizzazione è un prodotto privo delle sue proprietà originali, molto lontano dall’alimento naturale prodotto dalle api.

    Come riconoscere un miele autentico e non pastorizzato?

    Secondo la normativa italiana riguardante il miele, non è obbligatorio per il produttore riportare in etichetta l’avvenuta pastorizzazione e per questo motivo non viene riportata sulle confezioni.

    Se si acquista il miele nella stagione invernale che non sia acacia, castagno oppure melata, riconoscere un miele non pastorizzato, ossia non sottoposto a trattamento termico e che possiamo definire crudo, non è difficile dal momento che dovrebbe presentarsi parzialmente o completamente cristallizzato.

    Tuttavia capirlo non è sempre facile. Se desiderate quindi un miele non trasformato e ricco di tutte le sue proprietà, nel dubbio chiedete sempre informazioni al produttore.

    Per concludere, possiamo ribaltare i falsi miti con cui abbiamo iniziato, affermando che la cristallizzazione è a tutti gli effetti un pregio del miele e non un suo difetto, poiché rappresenta la certezza che un determinato miele sia autentico e non pastorizzato.

    Ho capito, ma preferisco comunque un miele liquido, come posso fare?

    Se quando si acquista il miele dal proprio apicoltore di fiducia questo si presenta ancora liquido e si desidera mantenerlo tale il più a lungo possibile, è possibile conservarlo in un contenitore ermetico all’interno del congelatore (non in frigorifero!). Le basse temperature del congelamento infatti, oltre a non alterare le proprietà dell’alimento, consentono di rallentare notevolmente la cristallizzazione.
    Al contrario, le temperature meno fredde del frigorifero avrebbero l’effetto opposto, andando a velocizzare la formazione dei cristalli.
    È importante inoltre che il contenitore sia ermetico, ben chiuso, dal momento che l’ingresso di umidità potrebbe portare ad un processo di fermentazione e dal momento che il miele, se non conservato correttamente, ha la caratteristica di assorbire gli odori circostanti.

    Nel caso in cui si acquisti invece un miele già cristallizzato e si desideri renderlo più morbido prima dell’utilizzo, è possibile scaldarlo leggermente a bagno maria, facendo attenzione a non superare i 40 °C circa, per non perdere come abbiamo visto sopra importanti proprietà nutrizionali ed effetti benefici.
    Il miele può anche essere scaldato in microonde utilizzando la potenza minima e per poco tempo, solitamente tra i 15 e i 35 secondi, in base alla quantità del miele.

    Il nostro punto di vista

    Noi vogliamo valorizzare le potenzialità del nostro territorio, di cui amiamo fioriture e profumi, per raccogliere un miele autentico, un miele che all’assaggio produca emozioni.
    Il nostro miele è 100% naturale! Garantiamo l’assenza di zuccheri aggiunti, additivi, conservanti e pastorizzazione.
    Il nostro miele è semplicemente raccolto e filtrato a freddo.
    Per questo motivo, ai primi freddi, gran parte del miele Coconta inizia a cristallizzare.

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