Coconta

Apicoltura

  • L’apicoltura etica

    Navigando su internet si leggono centinaia di informazioni poco chiare sul mondo dell’apicoltura e si possono trovare tanti aggettivi differenti tra cui convenzionale, biologica, etica e naturale. Ma quali tipi di apicoltura esistono sul nostro territorio? E soprattutto, cosa intendiamo noi veramente per apicoltura etica?

    Se chiedessimo a Google che cos’è in generale l’apicoltura, questo ci direbbe:

    L’apicoltura è l’allevamento di api allo scopo di sfruttare i prodotti dell’alveare dove per tale si intenda un’arnia popolata da una famiglia di api. Le arnie “razionali” sono quindi le strutture modulari formate da favi mobili dove l’apicoltore ricovera le api.

    Ma l’apicoltura è davvero solo questo? L’apicoltura è tutta uguale?

    La risposta a queste domande è no, esistono svariati modi di fare apicoltura che variano in base all’interesse dell’apicoltore.

    Lo sfruttamento delle api è uno sfruttamento silenzioso che non fa scalpore e di cui non si parla sui canali mediatici. Possiamo tutti immaginare senza troppi sforzi cosa significhi sfruttare una mucca in allevamento, in quanto molto simile all’essere umano nei suoi bisogni etologici. È sicuramente molto più difficile immaginare cosa possa significare applicare questi concetti di allevamento sulle api o gli insetti più in generale.

    In questo articolo cercheremo di fare un pò di chiarezza, in maniera un pò sintentica per far comprendere al meglio i concetti, sulle tipologie principali di apicoltura oggi praticate, suddivise in base al rapporto tra produzione e benessere delle api, dove con produzione intendiamo la raccolta di prodotti destinati al consumo umano (miele, polline, pappa reale, propoli, veleno e cera) e con benessere intendiamo la tutela e la salvaguardia delle api.

    Non scenderemo nel tecnico in questa sede perchè l’argomento sarebbe troppo ampio per essere spiegato all’interno di un articolo. Sono argomenti che evisceriamo durante i nostri corsi di formazione per approfondirli correttamente insieme.

    Iniziamo dai 2 tipi di apicoltura contrapposti: convenzionale e naturale.

    Apicoltura convenzionale

    È il modello di apicoltura più diffuso e praticato, quello in cui l’ago della bilancia è completamente spostato verso la produzione. Questo tipo di apicoltura si è evoluta con l’intento di massimizzare la produzione destinata alla vendita, mettendo in atto anche pratiche innaturali per le api. Questo modus operandi avviato a fine ‘800 e consolidato nel corso del tempo, è ancora oggi il più comune e il più tramandato sia oralmente che nella bibliografia ufficiale. È un’apicoltura dove si mira alla standardizzazione per ottimizzare il lavoro dell’apicoltore, quindi avere alveari tutti uguali, apiari tutti uguali, favi tutti uguali, ecc.

    Apicoltura naturale

    È un tipo di apicoltura principalmente praticato da chi lo fa per passione o ricerca, a scopo di osservazione e di studio. È un’apicoltura in cui l’ago della bilancia è completamente spostato verso il benessere delle api, anche a discapito della produzione. Molte delle pratiche apistiche ammesse in altri tipi di apicoltura, qui sono infatti vietate.

    Apicoltura biologica

    È un’apicoltura certificata a livello internazionale e viene certificata da appositi enti. Per essere certificati come apicoltura biologica, dove biologici saranno i prodotti che arrivano al consumatore, biologiche saranno le tecniche apistiche e di conseguenza le api, si devono soddisfare determinati requisiti di allevamento e si è sottoposti a controlli periodici da parte dell’ente di riferimento. Tali requisiti, che vanno a definire questa apicoltura, rappresentano un passo avanti nei confronti delle api. Le api sono infatti sicuramente più tutelate rispetto all’apicoltura convenzionale ma l’ago della bilancia è comunque spostato verso la produzione che rimane l’interesse principale di questo tipo di apicoltura.

    Apicoltura etica

    È un’apicoltura innovativa, il cui scopo è trovare il giusto equilibrio tra produzione e benessere ed è l’apicoltura che noi abbiamo scelto.
    A seguito di studio, esperimenti e corsi di formazione differenziati, abbiamo studiato e provato negli anni i vari tipi di apicoltura e le loro tecniche per poi accorgerci di non appartenere a nessuna delle categorie sopra menzionate. Ecco perché dopo tanta pratica sul campo, con il fine di avere una visione del mondo apistico il più ampia possibile, abbiamo creato una nuova categoria che abbiamo chiamato apicoltura etica.

    Lucrezia con telaino

    L’apicoltura etica è un’apicoltura che fa un passo indietro per farne uno avanti e che lascia più spazio di decisione alla natura. Secondo noi l’apicoltore deve essere un supporto non invadente e tentare il più possibile di non arrecare danno a quella che è a tutti gli effetti una ricchezza a livello mondiale: l’equilibrio e la genetica delle api, che popolano questo pianeta da molto prima dell’uomo.

    Matteo con telaino

    È un’apicoltura in divenire perché siamo dell’idea che sia importante continuare ad evolversi, aggiornando le proprie competenze e mettendo in discussione le proprie convinzioni perchè tutto intorno a noi è cambiamento.

    È un’apicoltura in cui noi crediamo con convinzione e alla quale ci piacerebbe aderissero sempre più apicoltori poiché il nostro scopo è creare una rete di persone che credano negli stessi valori.

    Quando abbiamo iniziato nel 2013, siamo partiti utilizzando le classiche tecniche di apicoltura convenzionale imparate al corso dell’associazione di categoria. Poi con il passare del tempo abbiamo iniziato a porci delle domande, per capire quale fosse davvero la strada giusta per ottenere prodotti apistici da una parte e rimanere sempre focalizzati sul benessere dell’ape dall’altra.

    Produciamo sì, ma in bee-first!

    Sei interessato a scoprirne di più? Partecipa al nostro “Corso di apicoltura etica e sostenibile”!

  • La morte con tutta probabilità è la più grande invenzione della vita. Spazza via il vecchio per far spazio al nuovo.

    Ciao a tutti,

    lo scorso anno ho abbandonato il blog durante l’estate poiché purtroppo gli impegni della vita hanno avuto la meglio (ho cambiato casa ed i lavori di ristrutturazione mi hanno rapito).

    Non ho, però, abbandonato la mia avventura con le api, tanto è che le ho preparate come meglio ritenevo all’inverno e sotto la mia stretta vigilanza, hanno affrontato i gelidi e bui mesi invernali.

    Prima di raccontarvi che cosa è avvenuto alle mie api, e per farmi perdonare dalla lunga assenza di nuovi post, vi annuncio che entro la fine di marzo vi sarà una sorpresa che sto preparando da qualche mese. Non mi sbottono ulteriormente poiché non voglio farvi intuire di che cosa si tratta.

    Dopo questa piccola prefazione vorrei illustrarvi velocemente i motivi per i quali l’inverno è la stagione più avversa per le nostre comuni amiche, le api:

    Uscire dall'inverno, che fatica!

    Uscire dall’inverno, che fatica!

    Come potete facilmente intuire lo scoglio più grande, ma purtroppo non l’unico, è la quasi totale assenza di cibo, poichè le fioriture in quel periodo sono davvero scarse (in natura). Un altro problema che si concatena la primo è che le temperature sono abbastanza più basse in questo periodo e in alcuni territori, tra i quali anche dove mi trovo io, le temperature scendono ben sotto i 10 gradi, temperatura limite per il volo delle api.

    Fortunatamente questi fattori avversi sono presenti da centinaia di migliaia di anni e le api si sono evolute per combatterli, trasformandole nelle macchina da raccolta e stoccaggio che ai giorni nostri possiamo osservare.

    Altri fattori esterni, aumentatie negli ultimi anni, possono essere la causa scatenante della morte di un nucleo durante l’inverno: funghi, muffe, batteri e virus possono proliferare all’interno delle arnie durate tale periodo poichè all’interno delle casette si crea un ambiente caldo (le api chiuse in glomere mantengono una temperatura costantemente attorno ai 35 °C) umido (dovuto alla creazione di condensa per lo sbalzo termico).

    Insomma, uscire dall’inverno per una famiglia, significa essere riuscita a divincolarsi tra mille pericoli e le probabilità aumentano se l’apicoltore prepara al meglio ogni nucleo a questo periodo avverso.

    Pfiù, uscita finalmente.

    Pfiù, uscita finalmente.

    Ritorniamo al vero motivo per il quale seguite questo blog, ovvero allo stato delle mie famiglie. Va premesso che per tutte ho effettuato gli stessi trattamenti e le ho trattate tutto allo stesso modo (forse peccando proprio in questo).
    Ma vediamone la storia una ad una, pochè di singole verità si tratta:

    13A01 – Arnia blu

    Ci eravamo lasciati con questa arnia nel suo pieno splendore, la famiglia occupava 8 telai, la regina era a posto e le scorte ben presenti.

    Bene, i problemi per questa famiglia sono sorti poco dopo perchè durante la prima visita di luglio ho notato qualche cosa che non tornava, la covata presente era pochissima e quasi tutta opercolata (non fresca). Ho pensato che si trattasse di un cambio regina e non ho indagato oltre. La settimana successiva mi sono trovato a vedere due regione all’interno dell’arnia (🤔), ma non sapendo bene comportarmi e vedendo che la covata fresca era tornata, ho lasciato tutto come era e alla fine di luglio la famiglia si trovava su 9 telaini.

    In agosto il trattamento tampone con ossalico gocciolato e tutto procede bene fino alla visita della prima settimana di ottobre, nella quale risconto un notevole calo di popolazione e un’odore intenso provenire dall’arnia.

    L'unico rimedio possibile.

    L’unico rimedio possibile.

    Effettuando la prova consueta accerto che si tratta di peste americana (una malattia super contagiosa e a cui non vi è rimedio certo) cosi non mi rimane altro che sigillare il tutto per impedire qualsiasi contagio e nel giro di qualche giorno dare tutto alle fiamme (arnia compresa) poichè le spore di tale malattia sono estremamente resistenti.

    L'unico rimedio possibile.

    L’unico rimedio possibile.

    13A02 – Arnia arancio

    Ci eravamo lasciati che questa arnia un pochino zoppicava, poichè la regina non riusciva ad espandere la famiglia lasciando il nucleo in stallo.

    Anche in questo caso ho lasciato alla natura fare il suo corso e con immensa sorpresa l’arnia si è rimessa in carreggiata nel giro di un paio di settimane.

    Tutt’ora la famiglia sembra sana e sta procedendo bene verso la fine dell’inverno.

    Lezione importante: la speranza è l’ultima a morire!

    Buongiorno.

    Buongiorno.

    13A03 – Arnia verde

    Questa arnia mi ha dato un sacco di soddisfazioni l’anno scorso, raccogliendo due melari di miele. Un imprevisto che ha aggiunto del brio ulteriore alla mia precedente stagione.

    Il dispiacere è stato tanto qusando a dicembre mi sono accorto che la famiglia era collassata e le altre stavano saccheggiando il miele rimasto nei telaini oramai non più presidiati.

    Una piccola perdita da una parte, ma un grande dispiacere dall’altro.

    Altre arnie

    Tutte le altre arnie sembrano in buona salute e hanno iniziato ad importare il prezioso polline fresco che useranno per alimentare la covata fresca che la regina piano piano provvederà a deporre.

    Speriamo bene.

    Un’altra nota va fatta per le arnie che ho faticosamente costruito: ho notato che quelle composte da due pannelli che formano un’unico lato, si scollano e si muovono se esposte agli agenti atmosferici.

    Le arnie si spaccano, cavolo!

    Le arnie si spaccano, cavolo!

    Non mi rimane che fare tesoro di queste problematiche ed ideare degli stratagemmi per evitare che accadano anche alle prossime.
    Quel che è certo è che mi devo evolvere insieme alle mie api piano piano che mi insegnano qualche cosa e di fornire loro una casa più decente il prima possibile.

    Ci sentiamo presto, promesso.

    Ciano, bzzz!!

  • Se desideri conoscere il divino, senti il vento sul viso e il sole caldo sulla tua mano.

    Ciao a tutti,

    nonostante non scriva da più di un mese in questo blog (purtroppo gli impegni continuano ad aumentare invece che a diminuire) questo non significa che la mi avventura con le api si sia fermata, ANZI‼

    Ci eravamo lasciati con la cattura di uno sciame partito dall’arnia arancio ed introdotto nell’arnia verde, bé la stagione è entrata nel vivo tanto è che l’acacia (o robinia), una delle fioriture più importanti per gli apicoltori Italiani, ha fiorito ed ha permesso alle famiglie più forti di andare a melario e depositare un pochino di miele per l’apicoltore, ma procediamo per gradi poiché ci sono stati diversi cambiamenti:

    Siccome il numero di famiglie nel mio apiario è aumentato ed ho deciso di utilizzare sempre gli stessi tre colori per le arnie, sono stato costretto ad identificarle con un codice, così le arnie presenti sono diventate:

    • 13A01 –> Arnia blu
    • 13A02 –> Arnia arancio (da cui è partito lo sciame)
    • 13A03 –> Arnia verde (dove è ospitato lo sciame)
    • 16A01 –> Arnia arancio (dove ho spostato il nucleo)
    • 16A02 –> Arnia blu (creata dalla divisione della 13A01)
    • 16A03 –> Arnia verde (creata dalla seconda divisione della 13A01)
    • 16A04 –> Arnia arancio (creata dalla prima divisione della 13A02)

    Vediamo lo stato di ogni arnia, da dove eravamo rimasti fino alla visita avvenuta in data 18/06 per verifica dello stato generale.

    13A01 – Arnia blu

    Questa famiglia, se vi ricordate, era molto ben popolata ad inizio aprile, aveva costruito celle reali che opportunamente ho rotto (in gergo scellare) diverse volte per evitarne la sciamatura. A metà Aprile, precisamente il 15/04, ho deciso di dividerla in due comprando una regina feconda da inserire nelle metà della famiglia che sarebbe rimasta orfana, così da creare una nuova famiglia.

    Api regine arrivate!

    Api regine arrivate!

    In questo modo è nata la famiglia che è stata riposta nell’arnia 16A02 azzurra di cui parleremo in seguito.

    Da quel momento ho alimentato la famiglia con 1 litro di sciroppo (1:1 di acqua e zucchero) ogni 3 giorni per stimolare la deposizione della regina e riuscire, nell’arco di 40 giorni, ad avere nuovamente la famiglia su 10 telai per procedere ad un’ulteriore divisione.

    Senza alcun intoppo, la regina ha seguito quanto mi aspettavo che facesse e così, con una settimana di anticipo, ho deciso di dividerla nuovamente il 13/05, creando così la famiglia 16A03.

    Vista frontale 13A01

    Vista frontale 13A01

    Anche questa volta le nuove famiglie orfane hanno ricevuto una regina nuova, feconda, mentre le vecchie famiglie hanno mantenuto la vecchia regina.

    A questo punto, essendo arrivati oramai a Maggio inoltrato, ho deciso di non alimentare le famiglie, così da lasciare alle regine il ritmo di deposizione, ma sopratutto ne ho approfittato per eseguire un intero ciclo di acido ossalico gocciolato (un rimedio non molto fastidioso per le api) per ridurre il carico di Varroa Destructor (un acaro che affligge le nostre api in maniera endemica) molto alto.

    Tale ciclo di ossalico ( 4 somministrazioni, a una distanza di 7 giorni) si è concluso con la visita odierna del 18/06 e posso confermare che la varroa non sembra essere presente nella arnie trattate.

    13A01

    13A01

    Lo stato attuale della famiglia è molto promettente poiché presidia 8 telai, di cui 4 sono di covata, 2 sono fogli cerei in costruzione e gli altri 2 di scorte che hanno raccolto durante i vari periodi di fioritura.

    13A02 – Arnia arancio

    Questa famiglia aveva deciso di sciamare alla fine di Marzo, sciame che, fortunatamente, sono riuscito a recuperare formando così un’altra famiglia. Ci eravamo lasciati che tale arnia aveva due celle reali opercolate, ovviamente ho evitato di visitare tale arnia per un mesetto per non rischiare che la famiglia sopprimesse la nuova regina pur di proteggerla.

    Ho comunque continuato a vegliare sul volo che veniva effettuato dalla parte frontale dell’arnia e anche dal vassoio antivarroa, tramite il quale ho realizzato che la famiglia potesse contenere sia camule (i vermi della cera) che molta varroa.

    Aspettandomi il peggio ho aperto la famiglia scaduti i termini ed invece sono stato piacevolmente sorpreso nell’osservare che la regina era presente, tanto è che l’ho marcata bianca (2016), e che l’intera famiglia godeva di buona salute presidiando 10 telaini di cui 8 di covata.

    Avendo paura che sciamasse nuovamente, ho messo il melario, nel quale non sono salite per depositare neppure una goccia di miele e il 13/05 ho proceduto alla prima divisione di questa famiglia andando a formare la famiglia 13A04.

    Ovviamente quando si divide una famiglia è opportuno, per non perdere tutte le bottinatrici nel nuovo nucleo, spostare la famiglia appena creata a più di 3 km dal proprio apiario, così ogni volta le porto in collina a godersi un po di panorama.

    Panorama apiario 2

    Panorama apiario 2

    Le sorprese che questa arnia mi ha portato durante la stagione corrente non sono terminate qua, infatti durante l’ultima visita di maggio mi sono reso conto che l’arnia presentava una spiccata presenza di api affette dalla sindrome delle ali a K.

    Attualmente la famiglia si trova su 6 telaini, di cui 3 di scorte e 3 di covata. Ad essere sinceri questa situazione si sta perpetuando da 2 settimane, se alla prossima visita non dovesse migliorare la situazione è consigliabile considerare anche una sostituzione di regina.

    13A02

    13A02

    13A03 – Arnia verde

    L’obbiettivo, come ho ripetuto più volte, per la stagione 2016 è quello di arrivare ad avere un patrimonio apistico di circa 10 arnie alla fine della stagione, così da affrontare il prossimo anno con una marcia in più.
    Questa arnia rappresenta il piacevole inconveniente che non era stato preso in considerazione durante la pianificazione dei lavori.

    Come abbiamo detto è nata dal recupero dello sciame generato dalla 13A02, quindi contenente la vecchia regina presente in quella famiglia.

    Nel giro di pochissimo tempo la famiglia ha costruito i fogli cerei che le avevo (cosa tipica degli sciami) e piano piano si è sviluppata senza l’ausilio di alimentazione di supporto. Tanto è che il 30/04, qualche giorno dopo la fioritura dell’acacia, sono riuscito a mettere loro il melario per la raccolta.

    13A03 con melario

    13A03 con melario

    Purtroppo quest’anno il clima non è stato dei migliori e i continui scrosci d’acqua non hanno permesso una buona raccolta di tale miele, tant’è che, terminata la fioritura, il melario era pieno a metà e non per nulla opercolato dalle api (segno che la preziosa sostanza zuccherina ha raggiunto la giusta percentuale di umidità).

    Scegliendo di fare un buon millefiori invece che poca acacia, ho lasciato il melario alla famiglia, pensando che continuasse ad importare il miele giorno dopo giorno, ma invece a circa due settimane di distanza ho aperto il melario ed ho scoperto che non era affatto presidiato.

    Allarmato da questo comportamento ho proceduto ad una visita il 22/05 e, trovando celle reali le ho levate, non facendo caso che non era presente covata fresca (errore da principiante quale sono).

    Così la visita successiva, il 28/05, non trovando covata fresca ho inserito un telaio di covata freschissima (di 1 o due giorni) nella speranza che si facessero una nuova regina.

    Effettuando qualche settimana dopo una visita per verificare che la famiglia avesse abbozzato una cella reale, mi sono dovuto ricredere quando ho trovato covata (femminile) opercolata e nessuna cella, probabilmente la famiglia ha proceduto con una sostituzione di regina e io ho mancato di levare una cella reale, fortunatamente.

    13A03

    13A03

    Così in data 11/06 ho piacevolmente costatato che il melario era di nuovo presidiato e la quantità di miele importata stava aumentato sensibilmente e, nella visita odierna non ho fatto altro che aggiungere un secondo melario poiché il primo oramai straripa di miele.

    Interno primo melario

    Interno primo melario

    16A01 – Arnia arancio

    Vi ricordate il piccolo e gracile nucleo creato da un mix di qualche telaino preso dalla 13A01 e 13A02 ad inizio stagione? Beh, si è irrobustito ed ora non ha nulla da invidiare alle altre famiglie, tanto è che attualmente si trova su 9 telai (quello più a sinistra non è presidiato) di cui 6 sono di covata e ora devo decidere se la prossima settimana lo voglio dividere o gli metto il melario per mandarlo in produzione questi due ultimi mesi.
    Non è una decisione facile da prendere, m probabilmente opterò per la divisione per avere più probabilità di superare l’inverno con un bel numero di famiglie.

    16A01

    16A01

    E’ sbalorditivo vedere come le api e la natura stessa possano fare grandi cose anche dal niente. Questa famiglia è quella che sento più mia in quanto l’ho creata, la regina non l’ho comprata e ora è pronta, al suo massimo splendore. Proprio un bel successo.

    16A02 – Arnia blu

    Questa arnia è stata la mia prima volta in molte cose, era la prima volta che dividevo una famiglia in due, è stata la prima volta che ho dovuto inserire una regina presa da un altro apicoltore, la prima volta ad avere la famiglia che non accetta la regina e per questo la uccide.
    Insomma, ho molte emozioni legate anche a questa arnia e mi dispiacerebbe molto vederla non superare l’inverno.

    Tornando a noi, lasciando le sviolinate a qualcun altro, dopo aver creato questa famiglia ed averla prima portata nel secondo apiario per poi averla riportata nell’apiario principale, ha sempre continuato a svilupparsi.

    Ora come ora conta la bellezza di 6 telai di cui 3 di covata, 2 di scorte e un foglio cereo in costruzione.

    16A02

    16A02

    16A03 – Arnia verde

    Famiglia prodotta dall’ultima divisione si sta sviluppando bene, ha accettato senza problemi la regina che le ho inserito e ha un carattere particolarmente mansueto, più delle altre che non è che siano chissà quanto aggressive.

    La famiglia ora conta 7 telai presidiati di cui 4 covata, 2 scorte e 1 foglio cereo in costruzione.

    16A03

    16A03

    Anche la struttura dell’arnia stessa, nella quale è contenuta la famiglia, ha retto bene essendo venuta un pochino sbilenca quando l’ho costruita. E’ ancora presto per sapere se ho fatto un bel lavoro con quelle arnie, solo dopo almeno un inverno saprò se le api vivono bene all’interno di tale abitazione.

    16A04 – Arnia arancio

    Famiglia, anch’essa, prodotta dall’ultima divisione e si sta sviluppando bene. Anche questa ha accettato la regina introdotta senza fare troppe storie. Non resta che vedere se continuerà sulla buona strada oppure no.

    16A04

    16A04

    Come vi avevo anticipato all’inizio di questo post, la stagione sta avanzando anche se a causa del maltempo non pochi apicoltori hanno avuto problemi di produzione, molto inferiore rispetto agli anni passati.

    Io, avendo concentrato tutta la mia stagione apistica sul crearmi delle belle fondamenta: con delle famiglie forti ed aumentando il numero di famiglie, non ho subito questo particolare smacco.

    Chissà, magari il prossimo anno sarà migliore, o forse peggiore. Nessuno può, fortunatamente saperlo, quello che invece posso affermare per certo e di cui ne sono stra sicuro è che finché ci saranno fiori da cui prelevare le sostanze per cibarsi le api continueranno a volare. Spetta a noi essere umani, specie dominante sulla terra, a fare in modo che il loro cibo non termini per dei nostri capricci.

    Ape su un fiore di melograno

    Ape su un fiore di melograno

    Non mi rimane che salutarvi, augurandomi di riuscire a trovare il tempo molto presto per scrivere nuovamente in questo blog.

    Ciao a tutti, bzzz‼

  • I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli

    Ciao a tutti,

    oramai sta diventando un’abitudine indesiderata quella di postare sporadicamente ma, purtroppo, mi si sono accumulate diverse cose (non solo apistiche) che non mi consentono di dedicare il tempo che vorrei a questo blog.

    Questa settimana sono riuscito finalmente a visitare le due famiglie con la mia prima vera visita di fine inverno e ho costatato che sono entrambe in ottima forma e che attendono con ansia le fioriture che non solo forniscano polline in abbondanza, come quelle di questo periodo, ma che forniscano nettare da poter trasformare e immagazzinare.

    La visita non è stata programmata, quindi non avevo con me la macchina fotografica per immortalare qualche momento e poter condividere con voi la bellezza di tale momento.

    Quello che è emerso dalla visita è che entrambe le famiglie hanno ancora scorte sufficienti (due telaini a testa) per poter affrontare il clima inclemente tipico di questo periodo (almeno nella mia zona) e abbastanza in forza (avendo circa 7 telaini di covata) per affrontare l’oramai prossima stagione.

    Capisco benissimo che questo post è un pochino scarno, ma vi prometto che la visita di sabato prossimo (tempo permettendo) sara documentata e ricca di dettagli.

    Dandovi appuntamento al prossimo e sicuramente più accattivante post, vi auguro una serena settimana. Bzzz!!

  • In natura non ci sono né ricompense né punizioni: ci sono conseguenze.

    Ciao a tutti,

    contavo di scrivere questo post prima, ma come sempre non riesco a rispettare i buoni propositi che mi prefiggo che riguardano questo blog.

    Siccome è un pò che non vi parlo delle mie api ecco la situazione che mi si è parata davanti lo scorso fine settimana, quando, grazie ad una giornata fuori stagione, le temperature erano abbastanza alte da permettere almeno il volo di purificazione delle nostre amiche.

    Volendomi portare avanti con i lavori di falegnameria per non arrivare impreparato durante la stagione, vi ricordo che lo scopo di questo anno è arrivare a 10 arnie complessive partendo dalle mie famiglie e (se possibile) non acquistandone altre, mi sono recato in apiario al mattino presto, quando ancora il sole non aveva riscaldato l’ambiente.

    Per prima cosa ho controllato il cassettino dell’arnia arancio e ho notato che, oltre a qualche goccia di condensa dovuta alla presenza endemica di umidità dalle mie parti, il glomere (ovvero la sfera che le api formano per scaldarsi) si è instaurato al centro occupando 3 telaini principalmente.

    Vassoio arnia arancio

    Vassoio arnia arancio

    Ho così controllato il candito che gli avevo fornito come alimentazione di supporto, infatti preferisco fornire loro il nutrimento all’inizio dell’inverno e lasciare poi che utilizzino le loro scorte durante le ultime battute dell’inverno.

    Candito arnia arancio

    Candito arnia arancio

    Notando che il sacchetto che gli avevo fornito alla fine di dicembre era oramai terminato (o più precisamente nel giro di qualche giorno lo avrebbero ripulito a dovere.

    Dopo di che sono passato al controllo dell’arnia azzurra, sempre partendo dal vassoio antivarroa, dove, anche in questo caso seppure meno, vi era la presenza di condensa. La famiglia, come la sua vicina, presidia 3 telaini principalmente.

    Vassoio arnia azzurra

    Vassoio arnia azzurra

    Infine ho aperto il tetto per vedere come fosse la situazione del candito anche in questo caso e mi si è presentata più o meno la medesima cosa.

    Candito arnia azzurra

    Candito arnia azzurra

    Durante la mia essenzialissima visita non avevo le idee chiarissime sulla situazione delle due famiglie, anche perché essendo ancora presto non si vedeva nessun volo di purificazione e nessuna ape che cercava di nutrirsi con il candito.

    Col dubbio che forse potesse essere avvenuto il peggio sono tornato in laboratorio a procedere con i lavori di falegnameria e sono tornato verso mezzo giorno per levarmi ogni dubbio a riguardo.

    Con mia sorpresa ho trovato le api che bottinavano polline (il che sta ad indicare la presenza di covata) dalle poche piante fiorite in questa stagione:

    Polline!

    Polline!

    E quando ho aperto i tetti ho visto che la situazione si era ribaltata completamente, ovvero il sacchetto brulicava di api intente ad accaparrarsi un pochino di candito sia nell’arnia arancio:

    Candito arnia arancio con api

    Candito arnia arancio con api

    Sia in quella azzurra:

    Candito arnia azzurra con api

    Candito arnia azzurra con api

    Il che mi ha rialzato fortemente il morale, pur sapendo che il mese dove si gioca tutto deve ancora arrivare, infatti è solo a Febbraio che le famiglie o superano brillantemente l’inverno oppure periscono poiché l’asprezza della stagione le ha colte impreparate.

    Ottimista di pensiero e speranzoso nel cuore mi auguro di non dover più postare notizie così disastrose come l’anno scorso.

    Approposito di inverno, durante le feste mi sono recato sulle nostre fantastiche Dolomiti per rilassarmi avvolto da natura selvaggia e ritmi di vita molto ma molto differenti rispetto ai nostri. Per pura coincidenza a meno di un chilometro dal mio albergo si trovava un piccolo apiario, contenente una 30 di famiglie, che ho immortalato poiché sia la conduzione che la struttura delle casse è molto differente da quella praticata dalle mie parti.

    Apiario montano

    Apiario montano

    Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con l’apicoltore che curava tale allevamento ma, ovviamente, non si trovava in quel luogo appartato e ho potuto solo curiosare e fotografare le arnie presenti.

    Arnie montane

    Arnie montane

    Mi ha fatto molto riflettere vedere quei candelotti di ghiaccio sopra le arnie e pensare che all’interno di quelle case la temperatura non era inferiore ai 18°.

    Le Api, insetti che non smettono mai di sorprendermi.

    Per il momento è tutto, nella speranza di riuscire a postare sempre più spesso, vi auguro un buon fine settimana.

    Al prossimo post. Bzzz‼

  • Inverno. Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.

    Ciao a tutti,

    è diverso tempo che non scrivo nulla in questo blog un po perché sono stato impegnato con il lavoro, un po perché non sapevo bene cosa dire.

    Sfruttando questa citazione di Enia (la famosa compositrice):

    dove mi rispecchio completamente, vi volevo immergere, in mia compagnia, in una riflessione che mi ha scatenato la lettura di questo colorito articolo: L’incredibile storia del Signor Stentienesi apicoltore

    Certo, vi sono parecchie imprecisioni su quel che riguarda il mondo delle api, ma l’ultimo dialogo avvenuto tra l’ape regina e il Signor Stentienesi mi ha fatto percorrere un lungo brivido per tutta la spina dorsale.

    Soprattutto questo paragrafetto (che vi riporto qualora non voleste leggere tutto l’articolo, anche se ve lo consiglio) ha smosso le mi viscere nel profondo:

    Vi innamorate singolarmente, vi impollinate liberamente, scopate, come piace dire a lei per sentirsi più giovane; ogni uomo può scopare o innamorarsi o togliersi la vita liberamente nella società degli uomini; tutto bello. Ma alla lunga non funzionerà.

    Perché siete stupidi e insignificanti, visti dalla Luna. Come noi api, viste da fuori l’alveare.

    Proprio come dice l’ape regina siamo piccoli e insignificanti visti dalla Luna e così stupidi da distruggere il pianeta sul quale viviamo. Proprio in questi giorni i maggiori vertici mondiali hanno preso parte al COP21 per discutere e trovare comuni accordi per cercare di ridurre l’impatto dell’umanità sul nostro amato pianeta e ridurre così da 3°C a 1°C il surriscaldamento globale.

    Io non voglio fare il moralista di turno od imporvi il mio punto di vista, ma da Apicoltore e soprattutto da cittadino della Terra, proprio come voi, vi invito a riflettere, anche solo durante la lettura di questo post, a quali piccole o grandi azioni potete compiere per rimandare il più possibile la distruzione del nostro pianeta.

    Se ogni individuo facesse anche un semplice gesto quale è la raccolta differenziata, i risultati sarebbero grandissimi, poiché, come dimostrano le api, la forza sta nel gruppo e nella comunità non nel singolo individuo.

    Che ci piaccia o meno il nostro pianeta ha una data di scadenza, spetta a noi, ognuno di noi, l’ardua scelta di cerca di posticiparla il più possibile oppure di fregarcene e farla arrivare prima del previsto.

    Chiudendo questa parentesi che mi sentivo di voler condividere con voi, torniamo al mio piccolo e nello specifico alla mia avventura con le api.

    Come oramai saprete non ci sono particolari lavori da fare in apiario durante l’inverno, se non qualche trattamento contro la Varroa che io effettuerò sempre con acido ossalico subliminato verso i primi di gennaio (visto che il primo ciclo l’ho effettuato a novembre).

    Non mancherò di fare un post per mostrarvi questo trattamento, ma nel contempo, vi volevo informare che ho deciso di espandere il mio apiario fino a raggiungere le 10 arnie (che dovranno essere forti per il prossimo inverno) sacrificando magari il raccolto di miele per il prossimo anno.

    Oltre ad essere un’operazione delicata che occuperà quasi tutta la prossima stagione apistica, occorre anche un certo quantitativo di materiale, quindi ho deciso di costruirmi le arnie da solo.

    Non avendo ancora un progetto definitivo aspetto a mostrarvi i disegni, ma vi annuncio già che non saranno arnie dalle misure (esterne) convenzionali poiché non disponendo di una piallatrice lo spessore delle assi che utilizzo non sarà mai di 25 millimetri.

    Ora che ho stuzzicato la vostra curiosità, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al prossimo post (spero la prossima settimana) con il progetto definitivo e le prime immagini che riguardano la costruzione delle future casette per le future famiglie.

    Grazie della lettura e a prestissimo (promesso‼).

    Bzzz‼

  • Essere ciò che siamo e diventare ciò che siamo capaci di diventare è il solo fine della vita.

    Ciao a tutti,
    come vi avevo raccontato con il mio ultimo post l’avventura iniziata l’anno scorso con due piccoli nuclei di api si era conclusa tragicamente poco prima dell’arrivo della primavera nella mia zona.

    Mi è dispiaciuto, tanto, ma di tutte le esperienze, anche quelle molto negative, bisogna estrapolarne gli aspetti utili e farne tesoro.

    Purtroppo non sono riuscito con certezza a capire quale sia stato il colpo di grazia che ha fatto collassare le mie precedenti famiglie, ma quello di cui sono certo è che la varroa ha giocato un ruolo fondamentale e quest’anno non ho intenzione di far sì che la storia si ripeta.

    Proprio così, avete letto bene, una sconfitta non mi ha fermato e da due settimane nel mio apiario sono presenti due nuovi nuclei che lavorano all’impazzata e che mi fanno ben sperare per la stagione attuale.

    Purtroppo l’apicoltore che me le ha fornite aveva tutti primi nuclei prenotati e quindi ho dovuto attendere la sfioritura dell’acacia (poco male poiché non avevo il tempo per poter spostare le mie eventuali famiglie sotto a tali alberi), sarà sicuramente per l’anno prossimo.

    Inoltre quest’anno ho deciso di sperimentare la via della botanica rivolta ad aiutare le nostre amiche api sia durante la stagione con nettare e polline a pochi passi dalle arnie, tramite la semina di mix di fiori melliferi tra cui: Trifoglio resupinato laser, Facelia natra, Lupinella, Grano saraceno lileja, Mix trifogli, sia con la messa a dimora di due piante di Evodia Tetradium Danielli (che a dir la verità ho piantato lo scorso settembre) e che quest’anno dovrebbero far germogliare i primi fiori.

    Misto semi melliferi

    Misto semi melliferi

    Questa pianta è famosa anche come albero del miele perché ha un potere mellifero non eguagliato da nessun’altra pianta e in più la sua fioritura avviene quando non è presente, nelle nostre zone, una fioritura primaria.
    Non sto a tediarvi su come e con cosa aiuta le nostre amiche api tale piante, ma se volete approfondire vi consiglio di leggere questo articolo che ho scritto qualche giorno fa: Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli)

    Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli) Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli)

    Tornando a noi, sabato 30 Maggio ho effettuato la prima visita in apiario, in quanto il fine settimana precedente pioveva a sprazzi ed avevo avuto il tempo solo di inserire due telaini (uno costruito e uno da costruire) all’interno di ogni arnia.

    Arnia arancio

    Per prima cosa, come faccio ad ogni visita nell’apiario, mi sono fermato qualche istante a fianco del predellino di volo per osservare il volo delle api: l’arrivo delle bottinatrici cariche di ogni genere di provvista e le bottinatrici che partono veloci dopo aver scaricato il prezioso carico.

    Purtroppo ho vissuto un tempo non troppo lontano come è il volo di api che appartengono ad un nucleo che non sta bene e, grazie a questo, posso affermare che questa famiglia sta benone.

    Volo arnia arancio

    Volo arnia arancio

    Prima ancora di aprire la cassa controllo anche lo stato del cassettino anti-varroa così da farmi un’idea di come la famiglia si muove all’interno dell’arnia così da sapere più o meno i punti di interesse sui quali prestare maggiore attenzione.

    Stato vassoio arnia arancio

    Stato vassoio arnia arancio

    Come si può notare da questa foto, vi è un’abbondante impostazione di polline, vi sono state nascite poiché vi sono residui di opercoli rotti in corrispondenza di due telaini, stanno costruendo il foglio cereo che ho inserito (si vede dagli scarti di cera praticamente bianca), c’è la presenza di due camule della cera (larve) e (come vi mostra la foto seguente) vi è stata l’importazione in arnia di zucchero che non ho idea di dove l’abbiano recuperato.

    Vassio arnia arancio - Importazione zucchero

    Vassio arnia arancio – Importazione zucchero

    Infine l’elemento che più mi ha sorpreso e che mi ha fatto effettuare la scelta di inserire un ulteriore foglio cereo da costruire all’interno di tale arnia è la presenza di segatura di compensato in alto a sinistra della foto.
    Tale segno mi ha subito fatto capire che l’arnia richiedeva più spazio perché aveva iniziato a rosicchiare il compensato del diaframma che avevo inserito per tenere stretta la famiglia.

    Essendomi fatto un’idea sommaria di tale famiglia era giunta l’ora di aprirla ed osservare lo stato della covata, delle scorte e se vi fossi riuscito avrei voluto vedere la regina poiché non avevo idea di che cosa avesse inserito l’apicoltore che me le aveva fornite.

    Famiglia arancio

    Famiglia arancio

    Alla fine della mia visita ho riscontrato che la famiglia gode di ottima salute, sta raccogliendo scorte ad una velocità pazzesca e con le stesse tempistiche sta costruendo i telaini che gli avevo fornito.
    Fortunatamente sono riuscito anche ad immortalare la regina, che essendo nuova, è bella vispa e si aggira come un’indemoniata per tutti i telaini accompagnata dalla propria corte (vengono chiamate così le api che la nutrano e le stanno attorno avendo sempre il capo rivolto verso di lei).

    Ape regina arnia arancio

    Ape regina arnia arancio

    Siccome non più necessario ho anche provveduto a rimuovere il diaframma che come avevo intuito dal vassoi anti-varroa presenta segni evidenti di vandalismo 🙂 nella parte destra della foto.
    Non so se lo sapete, ma le api avendo le mandibole arrotondate (al contrario delle vespe che le hanno appuntite) non sono in gradi di perforare neppure la buccia dei chicchi dell’uva (questo non le impedisce di fiondarcisi quando i chicchi hanno già dei buchi o hanno iniziato a deperire), quindi con un foglio di compesato non è che lo rosicchiano, ma strappano una ad una ogni micro scheggia che è parte integrante del compensato.

    Diaframma rosicchiato nella parte alta destra

    Diaframma rosicchiato nella parte alta destra (giallina)

    Non sono riuscito a vedere la presenza delle camule che avevo ipotizzato esserci dagli escrementi nel cassettino, o le api le hanno uccise e poi rimosse dall’arnia, oppure sono ancora presenti e stanno mangiando esuvie (quel che resta dalla trasformazione pupa in ape adulta all’interno delle celle, è un pellicola infinitesima) a sbaffo.

    Arnia azzurra

    Anche per questa arnia l’iter è stato il medesimo, ovvero mi sono soffermato ad osservare il volo delle api di questa famiglia che anche in questo caso si è dimostrato intenso, ma quello che mi ha più colpito è stato osservare il lavoro delle api “ventilatrici” che con le proprie ali fanno in modo da creare correnti per areare, e quindi abbassare la temperatura, all’interno dell’arnia.

    Api ventilatrici

    Api ventilatrici

    Se non siete degli esperti (come me) o non le avete mai viste sono le tre api più in basso che tengono alto il corpo e nel contempo sbattono le ali, in questo modo stanno incanalando l’aria alle proprie spalle.

    Il passo successivo è stato quello di osservare il cassettino anti-varroa così farmi un’idea sommaria anche di questa famiglia prima di aprire.

    Cassettino arnia azzurra

    Cassettino arnia azzurra

    Come nell’altro cassettino vi è la presenza di polline, anche se leggermente inferiore, residui di opercoli rotti dalle api nascenti, una possibile camula ma quello che non mi ha reso proprio felice è stato vedere tutti quegli scarti di cera nuova in concomitanza al telaino che avevo inserito con solo foglio cereo.

    A questo punto non rimaneva altro da fare se non aprire la cassetta e controllare con una visita scrupolosa lo stato della famiglia.

    Arnia azzurra

    Arnia azzurra

    Al termine della visita, nella quale non sono riuscito a vedere la regina, ho tratto le stesse conclusioni della famiglia accanto, ovvero che sta crescendo velocemente (forse un pochino più piano dell’altra) e sta raccogliendo anche le provviste velocemente.

    Purtroppo il mio presentimento sul telaino con foglio cereo tagliato era fondato e, non essendoci sopra ancora ne covata ne scorte, ho preferito sostituirlo e aggiungerne un secondo così da portala su 9 telaini come l’altra.

    Telaino con foglio cereo tagliato

    Telaino con foglio cereo tagliato

    Conclusioni

    Per concludere questa prima visita mi fa ben sperare per la stagione corrente, inoltre questi due nuclei sono molto ma molto pacati, non si sono alzate in volo più di 2 api mentre facevo la visita e l’uso del fumo è stato limitato all’apertura e alla chiusura dell’arnia per non rischiare inutilmente di schiacciare delle apette incaute.

    Sì, sono proprio soddisfatto di questa visita, vedremo se anche la botanica nei pressi dell’apiario potrà dare una mano a non far perire queste due famiglie durante il prossimo inverno.

    Non mi resta che darvi appuntamento alla prossima settimana con il prossimo post e ricordarvi che ogni foto effettuata durante le visite (non solo quelle contenute all’interno del post) le potete trovare nella mia galleria Flickr.

    A presto, bzzz‼

  • Non piangere perché è finita, sorridi perché è accaduto.

    Ciao a tutti,

    la primavera è iniziata da oramai più di un mese ma fa male vedere che nel proprio apiario non vola neppure una piccola ape. Le arnie, che durante l’inverno erano macchie sfavillanti di colori accesi immersi nella campagna spenta, riposano in magazzino completamente ripulite e soprattutto piene solamente di telaini con miele e polline che le precedenti inquiline non sono riuscite a consumare.

    Ebbene sì, come avrete ben capito, anche le altre due arnie non hanno superato l’inverno appena trascorso. Ho ricercato la motivazione per sfuriate settimane analizzando con estrema cura le arnie nella loro interezza. Siccome può capitare a tutti, soprattutto all’inizio, di commettere errori voglio condividere questa mia analisi con voi.

    Il primo indizio rilevante è che le famiglie di sono spente una alla volta, a distanza di qualche settimana l’una dall’altra, e non tutte contemporaneamente, questo mi fa escludere un avvelenamento o qualche malattia molto aggressiva.

    All’interno delle arnie era tutto in ordine, non vi era sporcizia o feci e quindi anche il nosema (malattia che colpisce l’intestino delle api) lo si può escludere.

    Le api per la maggior parte sono morte all’interno dell’arnia, spesso rimanendo anche aggrappate al telaio dove hanno trascorso gli ultimi attimi della loro esistenza.

    Situazione telaino con api morte aggrappate e covata sparsa.

    Situazione telaino con api morte aggrappate e covata sparsa.

    Come potete vedere anche dalla foto riportata, vi era presenza di covata, anche se sparsa, quindi non si può neppure affibbiare la colpa ad una regina che non faceva il suo dovere.
    La posizione della api su quel telaino mi fa presupporre che siano morte a causa del freddo, il loro numero deve essere diminuito gradualmente fino arrivare al punto nel quale non riuscivano ne a tenere la covata al caldo, ne a scaldarsi tra di loro.

    Il freddo è sicuramente la mano gelida dell’assassino che ha compiuto il delitto, ma chi è il mandante? Chi ha deciso che queste famiglie dovessero perire?
    Purtroppo questa foto non lascia scampo al colpevole:

    Particolare di un vassoio antivarroa

    Particolare di un vassoio antivarroa

    Ebbene sì, nonostante i miei precedenti sopralluoghi in apiario non mi sono accorto che i trattamenti che avevo effettuato per la varroa erano stati troppo leggeri e questo ha portato al vero e proprio collasso delle famiglie.

    Quindi concludendo il mandante di tutta questa brutta situazione è stata la mia inesperienza che ha permesso all’acaro di distruggere tutto l’apiario.

    Ho riflettuto a lungo, le domande sono state molteplici, ma non posso lasciare che una singola sventura mi allontani da questo mondo, quindi non demordo e, dopo aver già ordinato due nuovi nuclei, sono pronto ad affrontare il 2015 con sicuramente più esperienza ma soprattutto con una gran voglia di riscatto.

    Ci sentiamo presto con l’arrivo dei due nuovi nuclei in apiario.

    Al prossimo post, bzzz‼

  • Se il tuo scopo è grande e i tuoi mezzi piccoli, agisci comunque, perché solo con l’azione essi possono crescere in te.

    Ciao a tutti e buon anno nuovo,

    è da ottobre che questo blog è fermo sia a causa dell’inverno che fa rintanare le nostre amiche api all’interno delle proprie arnie per stringersi l’una all’altra nel tentativo di scaldarsi, sia perché ho avuto il mio da fare.

    In occasione dell’arrivo del nuovo anno ne ho approfittato per rinnovare un pochino il blog, soprattutto il logo che ne aveva veramente bisogno, e per inaugurare una nuova zona denominata l’Angolo ricreativo nel quale ognuno di voi può lasciare un commento per effettuare qualche richiesta, levarsi un dubbio, scatenare una discussione costruttiva, insomma quello che volete.

    Per non lasciarvi a bocca asciutta sulle notizie che riguardano le mie tre famiglie, durante le ferie natalizie mi sono recato in apiario due volte e durante la prima visita ho riscontrato che la famiglia che era all’interno dell’arnia verde era assai debole, il che mi aveva fatto sorgere il dubbio che tale nucleo non potesse superare l’inverno.

    Nel giro di una settimana le temperature sono precipitate arrivando qualche tacca sotto lo zero.

    Questo ha fatto in modo, a mio avviso, che la famiglia non abbia avuto il tempo per potersi organizzare e compattarsi arrivando così alla tragica morte per congelamento.

    Ho provveduto a sistemare in magazzino l’arnia vuota e osservando i telaini ho notato la presenza ancora massiccia di miele, il che mi fa pensare che sia stato proprio il freddo a ucciderle e non la fame.

    Le altre due famiglie nel complesso sembrano stare bene, mangiano, la caduta di varroa è cessata completamente e quando vi sono giornate in cui si superano i 10°C si vedono i voli purificatori nei pressi delle arnie.

    L’inverno è ancora assai lungo, ma spero di riuscire a svernare entrambe le famiglie così da poter ripopolare anche l’arnia che ora dorme beata in magazzino.

    Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al prossimo post, bzzz‼

    P.s.

    Incrociamo le dita per il 2015, che possa essere un’anno pieno di soddisfazioni per tutti.

  • Abbiamo di che vivere con ciò che prendiamo, ma costruiamo una vita con ciò che doniamo.

    Ciao a tutti,

    quest’anno non è di certo andato come previsto. Sono finalmente riuscito a ritagliarmi qualche minuto di tempo per poter postare in questo blog. Come state?

    Nell’ultimo post di metà luglio la situazione era stabile, il nuovo nucleo stava crescendo bene e velocemente e il tutto mi faceva sperare in un bel raccolto di miele.

    Ahimè le cose non sono andate come previsto, infatti l’arnia verde ha (giustamente) pensato alle proprie scorte non riuscendo a salire a melario, l’arnia blu (a causa dell’orfanità) ha intasato il nido con il miele, infatti quando la regina è divenuta feconda non vi era abbastanza spazio per iniziare la deposizione e questo ha rallentato di molto questo nucleo, mentre l’unica ad essere andata in produzione è stata l’arnia arancio che nel complesso ha raccolto ben 16 kg di miele.

    Costruzione smielatore auto costruito

    La prima settimana di Agosto ho avuto le ferie e, sapendo che almeno un melario era pronto, poiché completamente opercolato, mi sono rimboccato le maniche per costruire lo strumento che mi avrebbe aiutato in questa importante operazione.

    Lo smielatore è formato da un bidone di latta, una barra filettata, due cuscinetti a sfera con tanto di staffa, due cerchi da bicicletta, due barre e relativi terminali e tantissime viti e bulloni.

    Materiale smielatore auto costruito

    Materiale smielatore auto costruito

    Assemblare il tutto è stato abbastanza semplice, nulla che un flessibile, un trapano e le chiavi inglesi non possano fare. Per prima cosa ho rovesciato il bidone sotto sopra in maniera tale da avere i tappi nella parte sottostante e poi, con il flessibile, ho tagliato il fondo all’altezza che ritenevo più giusta.

    Una volta fatto ciò ho preso la barra filettata e con l’aiuto di alcuni bulloni ho fermato i due cerchi alla distanza che mi consentiva di incastrarci dentro un telaino da nido senza che esso si muovesse troppo.

    Fase 1 - tagliare barile e fissare cerchi

    Fase 1 – tagliare barile e fissare cerchi

    Alla fine ho concluso il tutto fissando le barre, mantenendole incrociate volutamente, al bidone e fissando la barra filettata con i cerchi ai cuscinetti a sfera che avrebbero facilitato la rotazione senza porre nessun attrito.

    Fase 2 - Fissaggio del tutto

    Fase 2 – Fissaggio del tutto

    Dopo un sacco di lavaggi con prodotti chimici e dopo altrettanti risciacqui ho controllato che non vi fossero residui e ho proceduto con la smielatura agganciando nella parte alta dello smielatore un trapano elettrico.

    C’è da dire che con telaini pieni occorre fare attenzione con il trapano e dosare la potenza gradualmente poiché se se ne eroga subi troppa si rischia di distruggere i telaini inseriti, cosa che infatti è successa alle prime due cavie inserite.

    Terminata questa fase ho travasato tutto dentro a due pentole in acciaio inox lasciando il miele a riposare, coperto, per circa 15 giorni, dopo i quali ho provveduto all’invasamento.

    Il tempo passa, vola..

    Da agosto fino alla settimana scorsa il clima è sempre stato per la stagione calda e soleggiata quindi la situazione in apiario non è mai cambiata, fino a che non è arrivato il primo freddo e a quel punto nei nuclei sono scomparse tutte le covate maschili che fino ad una settimana prima erano presenti, poi quando le temperature hanno iniziato a scendere anche la notte la regina ha iniziato a rallentare la deposizione di operaie fino proprio a cessarla questa settimana.

    Visita del 25-10-2014

    L’ultima visita che ho effettuato è stato sabato 25 ottobre e la situazione è ben delineata in tutti i nuclei, ovvero, le api stanno spostando le scorte di miele tutte da una parte poiché abbandoneranno il prima possibile i telaini più esterni, ma passiamo alla situazione dettagliata famiglia per famiglia:

    Arnia verde

    L’arnia verde, contenente la famiglia che è sciamata (con la regina vecchia), presentava un cassettino sporco solamente nella parte sinistra il che significa che le api stanno lavorando maggiormente in quel lato )anche perché è presente ancora il diaframma che le tiene su 7 telaini. Già da questa visione ho capito che a destra dello spazio a loro disposizione vi erano le scorte e che avrebbero dovuto traslocarle per poter passare l’inverno senza effettuare molta strada per recuperare il cibo.

    Fondo anti-varroa arnia verde

    Fondo anti-varroa arnia verde

    Aprendo l’arnia ho avuto conferma di quanto avevo supposto e in più ho notato la totale assenza di covata fresca, ma la presenza solamente di covata opercolata.

    Arnia verde

    Arnia verde

    La regina, sentenziosa, deve aver sentito il cambio climatico e ha deciso di attendere qualche tempo prima di deporre altre uova, entrando il quella fase chiamata “blocco di covata” e nel quale si effettuano i trattamenti contro la varroa (presente in quantità notevole in questa arnia intuibile anche dalla quantità di acari morti nel cassettino.

    Arnia azzurra

    L’arnia azzurra, contenente la famiglia che ha “subito” la sciamatura e che ha provveduto a farsi una nuova regina è quella che possiede più scorte di tutte, ma si sta comportando nella stessa maniera, ovvero sposta il miele per averlo più vicino durante l’inverno.

    Estraendo il cassettino da questa arnia mi sono stupito, in negativo, poiché ho trovato un pugno di api morte che non vi sarebbero dovute essere.

    Fondo anti-varroa arnia azzurra

    Fondo anti-varroa arnia azzurra

    La causa di questo fenomeno non mi è chiara anche se ho formulato alcune ipotesi, ho comunque richiesto i pareri di altri apicoltori e non appena avrò notizie più certe rispetto a delle ipotesi fatte da un principiante sarà mia premura avvisarvi.

    Per ora posso solo dire quello che è certo, ovvero che anche questa arnia ha una quantità abbastanza elevata di varroa che sarà spazzata via dai trattamenti effettuati probabilmente settimana prossima, che le scorte si trovano sempre nella parte destra della famiglia ma che le api si stiano preparando a passare l’inverno nel lato sinistro.

    Inoltre ho cercato di effettuare uno scatto ravvicinato al vassoio così da rendere ben visibili le varroe, che sarebbero i piccoli scudi marrone-rossi presenti tra i detriti, che vi riporto qui sotto.

    Ingrandimento per varroe

    Sono ben visibili più di una varroa, ma ce ne una al centro della foto che si nota velocemente, si trova a destra del truciolo giallo di polline.

    Quel che non vi ho detto è che quando sono arrivato in apiario questa arnia presentava ben due intrusi, il primo era un ragno enorme e ancora vivo appollaiato sul retro dell’arnia la cui ragnatela era talmente robusta che ho fatto fatica io stesso a staccarla dalla parete per riporlo qualche decina di metri più lontano.

    Primo intruso, un bel ragno!

    Primo intruso, un bel ragno!

    Mentre la seconda intrusa era questa misteriosa farfalla (credo che sia una falena notturna) che ha incastrato la resta nella porticina dell’alveare, probabilmente incuriosita dal tepore che emanava e, dopo essere stata aggredita dalle api, è perita in quella posizione.

    Secondo intruso, una felena!?!?

    Secondo intruso, una falena!?!?

    Fa comunque riflettere come l’ape non abbia paura di creature molto più gradi di lei (basti pensare che attacca anche l’uomo se infastidita) e che riesca a uccidere creature che sono anche 20 volte lei, come il caso di questa falena.

    A sinistra la falena (senza testa) a destra un'ape

    A sinistra la falena (senza testa) a destra un’ape

    Comunque la famiglia al suo interno si è manifestata forte e in pieno lavoro di preparazione per l’inverno, quindi neppure i due intrusi o il misterioso evento che ha fatto perire quel pugno di api, hanno intaccato l’equilibrio instaurato nel nucleo.

    Arnia arancio

    Questo nucleo non smette mai di stupirmi, appena arrivate nel mio apiario mi ha colpito la loro aggressività, poi la loro produzione di miele ed infine la totale assenza di varroa che ho riscontrato nel fondo durante l’ultima visita.

    Fondo anti-varroa arnia arancio

    Fondo anti-varroa arnia arancio

    Naturalmente non sono così stolto da credere che non vi sia per nulla, anzi potrebbe essere anche più infestata delle altre due famiglie, ma mi ha fatto specie ritrovare dopo due settimane un cassettino completamente pulito.

    Come le altre due arnie, anche questa si sta preparando per l’inverno spostando le provviste e avendo fermato la deposizione delle uova, quindi non mi rimane che trattarla per la varroa e vedere se effettivamente ne era priva o semplicemente sono meno capaci di spulciarsi a vicenda.

    Arnia arancio

    Arnia arancio

    Una cosa che ho introdotto in una delle visite di fine luglio sono le clip colorate per differenziare gli anni dei telaini, in modo da effettuare la giusta rotazione che vede il rinnovarsi di due telaini ogni anno così da avere al massimo telaini vecchi 5 anni. Questo modo di operare fa parte delle buone pratiche apistiche che riducono i rischi di malattie come, ad esempio, la peste americana ed europea.

    L’estate sta finendo e il sole se ne va..

    Con l’arrivo dell’inverno e della fine della stagione apistica credo che una riflessione sia d’obbligo sia per analizzare il mio primo anno in apicoltura, sia per comprendere che cosa mi ha arricchito in questo primo anno di avventura.

    Quello che non mi immaginavo assolutamente all’inizio di tutto questo trambusto è che si è realizzato oltre ogni mia aspettativa è quanto le api e l’apicoltura in generali muti in continuazione, puoi visitare le api e dopo una sola settimana tornare a visitare lo stesso nucleo e trovare tutto sconvolto, capovolto, mischiato, confuso.

    Un mondo davvero interessante, impossibile da comprendere a pieno, ma bellissimo da ammirare e soprattutto da vivere.

    Il momento che mi è rimasto più nel cuore e quello che porterò per sempre con me è stato quando sono andato a raccogliere le api che erano sciamate: svegliarmi la mattina con il sorgere del sole, recarmi in apiario prima di andare a lavorare, trovarle strette, unite in un solo essere, scrollarle, sconvolgere il loro equilibrio, indirizzare la regina dentro al cassettino, ammirare come si richiamavano a vicenda, chiudere il cassettino, portarle lontano, andarle a riprendere una settimana dopo, travasarle. Magnifico, davvero l’esperienza più bella che mi potesse capitare.

    Brr.. che freddo.. non disperdiamo calore!

    Brr.. che freddo.. non disperdiamo calore!

    Ora non mi resta che prepararle al meglio per l’inverno, scrollando da loro tutto il carico di varroa che anno accumulato  questo mese e aiutarle con l’alimentazione nel caso ne necessitassero.

    Spero di riuscire a far passare questa temibile stagione a tutte e tre le famiglie e riprendere sia con il blog che con l’apicoltura a inizio stagione.

    Un piccolo rammarico però ce l’ho, quello di non essere riuscito a postare ad ogni visita effettuata in apiario, pazienza, sarà l’obbiettivo per l’anno prossimo.

    A presto, bzzz!

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