Coconta

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  • I fiori della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati, la mattina, al tavolo degli angeli

    Ciao a tutti,

    oramai sta diventando un’abitudine indesiderata quella di postare sporadicamente ma, purtroppo, mi si sono accumulate diverse cose (non solo apistiche) che non mi consentono di dedicare il tempo che vorrei a questo blog.

    Questa settimana sono riuscito finalmente a visitare le due famiglie con la mia prima vera visita di fine inverno e ho costatato che sono entrambe in ottima forma e che attendono con ansia le fioriture che non solo forniscano polline in abbondanza, come quelle di questo periodo, ma che forniscano nettare da poter trasformare e immagazzinare.

    La visita non è stata programmata, quindi non avevo con me la macchina fotografica per immortalare qualche momento e poter condividere con voi la bellezza di tale momento.

    Quello che è emerso dalla visita è che entrambe le famiglie hanno ancora scorte sufficienti (due telaini a testa) per poter affrontare il clima inclemente tipico di questo periodo (almeno nella mia zona) e abbastanza in forza (avendo circa 7 telaini di covata) per affrontare l’oramai prossima stagione.

    Capisco benissimo che questo post è un pochino scarno, ma vi prometto che la visita di sabato prossimo (tempo permettendo) sara documentata e ricca di dettagli.

    Dandovi appuntamento al prossimo e sicuramente più accattivante post, vi auguro una serena settimana. Bzzz!!

  • In natura non ci sono né ricompense né punizioni: ci sono conseguenze.

    Ciao a tutti,

    contavo di scrivere questo post prima, ma come sempre non riesco a rispettare i buoni propositi che mi prefiggo che riguardano questo blog.

    Siccome è un pò che non vi parlo delle mie api ecco la situazione che mi si è parata davanti lo scorso fine settimana, quando, grazie ad una giornata fuori stagione, le temperature erano abbastanza alte da permettere almeno il volo di purificazione delle nostre amiche.

    Volendomi portare avanti con i lavori di falegnameria per non arrivare impreparato durante la stagione, vi ricordo che lo scopo di questo anno è arrivare a 10 arnie complessive partendo dalle mie famiglie e (se possibile) non acquistandone altre, mi sono recato in apiario al mattino presto, quando ancora il sole non aveva riscaldato l’ambiente.

    Per prima cosa ho controllato il cassettino dell’arnia arancio e ho notato che, oltre a qualche goccia di condensa dovuta alla presenza endemica di umidità dalle mie parti, il glomere (ovvero la sfera che le api formano per scaldarsi) si è instaurato al centro occupando 3 telaini principalmente.

    Vassoio arnia arancio

    Vassoio arnia arancio

    Ho così controllato il candito che gli avevo fornito come alimentazione di supporto, infatti preferisco fornire loro il nutrimento all’inizio dell’inverno e lasciare poi che utilizzino le loro scorte durante le ultime battute dell’inverno.

    Candito arnia arancio

    Candito arnia arancio

    Notando che il sacchetto che gli avevo fornito alla fine di dicembre era oramai terminato (o più precisamente nel giro di qualche giorno lo avrebbero ripulito a dovere.

    Dopo di che sono passato al controllo dell’arnia azzurra, sempre partendo dal vassoio antivarroa, dove, anche in questo caso seppure meno, vi era la presenza di condensa. La famiglia, come la sua vicina, presidia 3 telaini principalmente.

    Vassoio arnia azzurra

    Vassoio arnia azzurra

    Infine ho aperto il tetto per vedere come fosse la situazione del candito anche in questo caso e mi si è presentata più o meno la medesima cosa.

    Candito arnia azzurra

    Candito arnia azzurra

    Durante la mia essenzialissima visita non avevo le idee chiarissime sulla situazione delle due famiglie, anche perché essendo ancora presto non si vedeva nessun volo di purificazione e nessuna ape che cercava di nutrirsi con il candito.

    Col dubbio che forse potesse essere avvenuto il peggio sono tornato in laboratorio a procedere con i lavori di falegnameria e sono tornato verso mezzo giorno per levarmi ogni dubbio a riguardo.

    Con mia sorpresa ho trovato le api che bottinavano polline (il che sta ad indicare la presenza di covata) dalle poche piante fiorite in questa stagione:

    Polline!

    Polline!

    E quando ho aperto i tetti ho visto che la situazione si era ribaltata completamente, ovvero il sacchetto brulicava di api intente ad accaparrarsi un pochino di candito sia nell’arnia arancio:

    Candito arnia arancio con api

    Candito arnia arancio con api

    Sia in quella azzurra:

    Candito arnia azzurra con api

    Candito arnia azzurra con api

    Il che mi ha rialzato fortemente il morale, pur sapendo che il mese dove si gioca tutto deve ancora arrivare, infatti è solo a Febbraio che le famiglie o superano brillantemente l’inverno oppure periscono poiché l’asprezza della stagione le ha colte impreparate.

    Ottimista di pensiero e speranzoso nel cuore mi auguro di non dover più postare notizie così disastrose come l’anno scorso.

    Approposito di inverno, durante le feste mi sono recato sulle nostre fantastiche Dolomiti per rilassarmi avvolto da natura selvaggia e ritmi di vita molto ma molto differenti rispetto ai nostri. Per pura coincidenza a meno di un chilometro dal mio albergo si trovava un piccolo apiario, contenente una 30 di famiglie, che ho immortalato poiché sia la conduzione che la struttura delle casse è molto differente da quella praticata dalle mie parti.

    Apiario montano

    Apiario montano

    Mi sarebbe piaciuto scambiare due parole con l’apicoltore che curava tale allevamento ma, ovviamente, non si trovava in quel luogo appartato e ho potuto solo curiosare e fotografare le arnie presenti.

    Arnie montane

    Arnie montane

    Mi ha fatto molto riflettere vedere quei candelotti di ghiaccio sopra le arnie e pensare che all’interno di quelle case la temperatura non era inferiore ai 18°.

    Le Api, insetti che non smettono mai di sorprendermi.

    Per il momento è tutto, nella speranza di riuscire a postare sempre più spesso, vi auguro un buon fine settimana.

    Al prossimo post. Bzzz‼

  • Il mondo della fantasia è il mondo della realizzazione del desiderio.

    Ciao a tutti,

    come promesso ecco il post nel quale vi mostro la costruzione della mia prima arnia.
    A lavoro concluso posso dire che non è perfetta, anche perché ho cambiato progetto in corsa varie volte e mi dispiaceva scartare il materiale che avevo già sagomato, ma ritengo che sarà comunque utilizzabile e molto più robusta di quelle che ho comprato.

    Per prima cosa mi sono concentrato sui due lati dell’arnia poiché li ho ritenuti i più semplici da effettuare, infatti bastava tagliare con la sega circolare le tavele in maniera tale da ricavare due grandi rettangoli e poi, con il seghetto alternativo, effettuare i tagli per permettere l’adagiamento del tetto del portichetto.

    Purtroppo non trovando in commercio, almeno presso il magazzino dove mi rifornisco io, delle tavole di abete larghe abbastanza (ovvero 328 mm) ho dovuto procedere all’incollamento di due pezzi, tagliati della giusta misura mediante la colla americana (mi sono informato e sembra essere la meno tossica in circolazione insieme al Vinavil).

    Stessa cosa ho dovuto fare per la parete anteriore e la parete posteriore.

    I 4 lati non ancora assemblati

    I 4 lati non ancora assemblati

    Dopo aver atteso che la colla si asciugasse (volendo o non volendo è trascorsa una settimana, poiché prima non sono riuscito a lavorarci) ho praticato i due rientri in cima al fronte e al retro dove saranno poi alloggiati i telaini a una profondità di 23mm dall’alto (in questo modo è garantito il passo d’ape tra i telaini e il coprifavo.
    Assemblati i 4 lati, mediante 6 viti per lato, ho verificato che i telaino rimanesse sospeso in maniera corretta.

    Prova sospensione telaino

    Prova sospensione telaino

    A questo punto mi sono concentrato sulla base dell’arnia che è composta da 8 parti:

    1. Base anteriore (ingresso dell’arnia per le api)
    2. Base posteriore
    3. Base laterale destra
    4. Base laterale sinistra
    5. Piede intero destro
    6. Piede con scasso destro (per far scorrere il vassoio)
    7. Piede intero sinistro
    8. Piede con scasso sinistro (per far scorrere il vassoio)

    Tagliati questi 8 pezzi ho provveduto a verniciarli insieme ai fondi dei 4 lati dell’arnia in maniera tale che il legno fosse protetto in tutte le sue parti e non solamente quelle esterne (infatti il glomere genera parecchia condensa l’inverno e questa può far marcire il legno in fretta) e una volta che la vernice si fosse asciugata li ho assemblati con l’ausilio di altre viti (prima i 4 pezzi della base e poi i 4 pezzi dei piedi).

    Assemblaggio base verniciata

    Assemblaggio base verniciata

    Infine ho provveduto tagliare il pezzo per il tetto del portichetto e, prima di montarlo, ho verniciato sia l’intera arnia che il pezzo appena ricavato.

    Fronte arnia terminata

    Fronte arnia terminata

    Come ho precedente detto non è venuta perfetta, tanto è che in alcuni punti ho dovuto stuccare con la colla Americana per chiudere alcuni buchi che si erano formati nell’assemblaggio, ma mi ritengo soddisfatto dell’operato poiché la qualità del legno è sicuramente superiore di quella delle arnie che ho comprato, la spesa totale per la singola arnia è dimezzata e il tempo che devo spendere per la realizzazione non è eccessivo (in due mezze giornate si crea).

    Per vedere tutte le foto riguardanti la costruzione vi rimando a questo album di Flickr, mentre gli schemi che ho utilizzato (anche se con qualche piccola modifica) li trovate a questo indirizzo.

    Ora non mi rimane che continuare a sfornare arnie fino ad averne la giusta quantità per la prossima stagione, quando allargherò il mio apiario fino a contenere (spero) 10 famiglie.

    Il prossimo post, dove tratterò della visita tenuta il 10/01/2016, conterrà anche una piccola sorpresa.

    A presto, bzzz‼

  • Iscrizione anagrafica apistica nazionale – Guida

    Ciao a tutti,
    dopo aver ricevuto notizia dall’associazione che nel 2015 è entrata in vigore una legge nazionale che prevede la registrazione di ogni singolo apiario presso un sistema condiviso a livello nazionale (dovuto anche alla tragedia Calabrese di questa estate) mi sono subito messo all’opera cercando di trovare il sistema giusto e anche gli strumenti necessari ad effettuare l’iscrizione anagrafica apistica nazionale.

    Siccome la mia esperienza è stata abbastanza traumatica, poiché ho dovuto lottare contro istituzioni che non erano e non sono tutt’ora informate su questi procedimenti, veterinari della stessa Ausl di competenza che quando sentivano dire: “nuova procedura per la registrazione all’anagrafica apistica nazionale” erano presi da improvvisi malori o sembravano aver avuto apparizioni mistiche, ho deciso di condividere col il web la procedura corretta da dover effettuare così da risparmiare queste pene al prossimo malcapitato che si troverà nella mia stessa condizione.

    Per prima cosa va detto che con questa nuova legge nazionale, che prevede la registrazione dei propri apiari entro il 31/12/2015, non viene abrogata nessuna delle precedenti legge varate, comprese anche quelle regionali, quindi, fino a che queste vecchie leggi non saranno abrogate con successivi emendamenti dovranno essere comunque rispettate.

    Come effettuare la registrazione??

    Ci sono 3 diverse possibilità per poter effettuare tale registrazione:

    • Delegando la propria associazione (che solitamente fa pagare questo servizio)
    • Registrandosi in maniera autonoma sul portale dedicato
    • Recandosi all’Ausl di competenza (che come tutti sappiamo spesso non sono neppure informati sul da farsi, almeno nella mia zona)

    Ovviamente in questo post vi spiegherò come occorre procedere per poter effettuare la registrazione in maniera autonoma con un qualsiasi computer, infatti io ho deciso di intraprendere questa strada anche perché l’aggiornamento dei dati ha ricorrenza annuale e la spesa per poterla effettuare si limita a quella dell’acquisto di un lettore smart card.

    Cosa serve per effettuare la registrazione in maniera autonoma??

    Per il primo accesso non è necessario avere alcuno strumento se non un pc collegato a internet per potersi recare sul portale, mentre, una volta che l’account sarà confermato, saranno necessari pochi elementi:

    • Tessera sanitaria (attivata) o Carta nazionale dei servizi
    • Lettore di smart card

    Come si effettua la registrazione??

    Per poter effettuare la registrazione basterà recarsi a questo indirizzo:

    https://www.vetinfo.it/

    il cui portale si presenterà in questo modo:

    Home page sito

    A questo punto occorre cliccare nel riquadro in basso a destra con l’immagine di un’ape e la scritta “anagrafica apistica” che si dovrebbe presentare in questo modo:

    Dettaglio anagrafica apistica

    Così facendo verrete indirizzati ad una nuova pagina dove vi verrà detto che non siete autorizzati a continuare:

    Accesso non consentito

    Come suggerito nella pagina stessa, non disponendo di un account, clicchiamo sulla parola “link” della prima riga.
    Successivamente, nella nuova videata che appare, sul pulsante “Non hai ancora un account? Richiedilo” che si trova in basso a destra:

    Pulsante richiedi account

    Si aprirà un form nel quale dovranno essere inseriti i nostri dati, mi raccomando di inserire (anche nel caso siate un’azienda agricola) il proprio codice fiscale poiché sarà poi con quello che accederemo al portale una volta conclusa la creazione.

    Form inserimento dati

    Una volta terminato l’inserimento di tali dati e, dopo aver premuto il pulsante “Inserisci” sarà visualizzato un messaggio di avvenuto inserimento simile al seguente:

    Messaggio inserimento completato

    Ora non resta che attende che sia spedita dal sistema, in maniera del tutto automatica, una mail all’indirizzo elettronico specificato nel form contenente il PIN temporaneo per poter accedere al sito.
    Il contenuto di tale mail, dovrebbe essere simile a questo:

    Mail Pin temporaneo

    Ora, tramite questo PIN temporaneo (utilizzabile fino a che l’account non sarà attivato) e il codice fiscale registrato poc’anzi, potremo accedere al sistema.
    Già da subito è possibile registrare la propria attività apistica (privato o azienda che sia), nel caso non sia presente nell’elenco (alcune le ha già inserite l’ausl di competenza), oppure semplicemente inserire gli apiari da censire.

    Vi ricordo che ogni operazione effettuata nel portale dovrà essere approvata (e il cui stato è visibile all’interno del portale stesso).

    A questo punto vi starete chiedendo a cosa servono il lettore smart card e la tessera sanitaria o la carta nazionale dei servizi, beh, non appena il vostro account sarà attivato dai tecnici del sistema non potrete più accedere al sistema mediante il PIN provvisorio e per farlo basterà collegarsi al sito utilizzando la carta (come se fosse una chiave di ingresso).

    Attivazione della tessera sanitaria

    A questo punto abbiamo tutto il tempo di attrezzarci di lettore smart card e di tessera per poter accedere quando saremo stati abilitati.
    Nel caso non si disponesse della Carta nazionale dei servizi (che ogni cittadino può richiedere gratuitamente) e non si volesse attendere circa i 2 mesi necessari a riceverla, il mio consiglio è quello di attivare la propria tessera sanitaria (nel caso sia di quelle nuove, con il cip simile a quello delle carte di credito) recandosi presso il CUP dell’Ausl di competenza (operazione completamente gratuita e che vi occuperà pochi minuti del vostro tempo), vi ricordo che per tale procedura occorre essere muniti di Tessera sanitaria, un documento identificativo e un indirizzo mail da associare alla tessera (preferibilmente lo stesso che avete usato per registrarvi al portale).

    Spero che questa piccola guida possa aiutarvi a non perdervi nella giungla della burocrazia italiana.

    Grazie a tutti‼

    Bzzz‼

  • Inverno. Come un seme il mio animo ha bisogno del lavoro nascosto di questa stagione.

    Ciao a tutti,

    è diverso tempo che non scrivo nulla in questo blog un po perché sono stato impegnato con il lavoro, un po perché non sapevo bene cosa dire.

    Sfruttando questa citazione di Enia (la famosa compositrice):

    dove mi rispecchio completamente, vi volevo immergere, in mia compagnia, in una riflessione che mi ha scatenato la lettura di questo colorito articolo: L’incredibile storia del Signor Stentienesi apicoltore

    Certo, vi sono parecchie imprecisioni su quel che riguarda il mondo delle api, ma l’ultimo dialogo avvenuto tra l’ape regina e il Signor Stentienesi mi ha fatto percorrere un lungo brivido per tutta la spina dorsale.

    Soprattutto questo paragrafetto (che vi riporto qualora non voleste leggere tutto l’articolo, anche se ve lo consiglio) ha smosso le mi viscere nel profondo:

    Vi innamorate singolarmente, vi impollinate liberamente, scopate, come piace dire a lei per sentirsi più giovane; ogni uomo può scopare o innamorarsi o togliersi la vita liberamente nella società degli uomini; tutto bello. Ma alla lunga non funzionerà.

    Perché siete stupidi e insignificanti, visti dalla Luna. Come noi api, viste da fuori l’alveare.

    Proprio come dice l’ape regina siamo piccoli e insignificanti visti dalla Luna e così stupidi da distruggere il pianeta sul quale viviamo. Proprio in questi giorni i maggiori vertici mondiali hanno preso parte al COP21 per discutere e trovare comuni accordi per cercare di ridurre l’impatto dell’umanità sul nostro amato pianeta e ridurre così da 3°C a 1°C il surriscaldamento globale.

    Io non voglio fare il moralista di turno od imporvi il mio punto di vista, ma da Apicoltore e soprattutto da cittadino della Terra, proprio come voi, vi invito a riflettere, anche solo durante la lettura di questo post, a quali piccole o grandi azioni potete compiere per rimandare il più possibile la distruzione del nostro pianeta.

    Se ogni individuo facesse anche un semplice gesto quale è la raccolta differenziata, i risultati sarebbero grandissimi, poiché, come dimostrano le api, la forza sta nel gruppo e nella comunità non nel singolo individuo.

    Che ci piaccia o meno il nostro pianeta ha una data di scadenza, spetta a noi, ognuno di noi, l’ardua scelta di cerca di posticiparla il più possibile oppure di fregarcene e farla arrivare prima del previsto.

    Chiudendo questa parentesi che mi sentivo di voler condividere con voi, torniamo al mio piccolo e nello specifico alla mia avventura con le api.

    Come oramai saprete non ci sono particolari lavori da fare in apiario durante l’inverno, se non qualche trattamento contro la Varroa che io effettuerò sempre con acido ossalico subliminato verso i primi di gennaio (visto che il primo ciclo l’ho effettuato a novembre).

    Non mancherò di fare un post per mostrarvi questo trattamento, ma nel contempo, vi volevo informare che ho deciso di espandere il mio apiario fino a raggiungere le 10 arnie (che dovranno essere forti per il prossimo inverno) sacrificando magari il raccolto di miele per il prossimo anno.

    Oltre ad essere un’operazione delicata che occuperà quasi tutta la prossima stagione apistica, occorre anche un certo quantitativo di materiale, quindi ho deciso di costruirmi le arnie da solo.

    Non avendo ancora un progetto definitivo aspetto a mostrarvi i disegni, ma vi annuncio già che non saranno arnie dalle misure (esterne) convenzionali poiché non disponendo di una piallatrice lo spessore delle assi che utilizzo non sarà mai di 25 millimetri.

    Ora che ho stuzzicato la vostra curiosità, non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento al prossimo post (spero la prossima settimana) con il progetto definitivo e le prime immagini che riguardano la costruzione delle future casette per le future famiglie.

    Grazie della lettura e a prestissimo (promesso‼).

    Bzzz‼

  • Regala il Dolce Natale che tutti si augurano! – Natale 2015

    Ciao a tutti,
    perchè non regalare un prodotto sano, bello da vedere e anche buono da mangiare ai propri cari per queste feste natalizie?

    Vasetto miele 2015

    Non cadere nei soliti inutili regali che non si è contenti nè di regalare nè di ricevere, regala un vasetto di miele così da addolcire anche il parente più scontroso!

    Si tratta di miele millefiori (non sono disponibili altri tipi di miele) prodotto a San Mauro Pascoli (FC), quindi puramente romagnolo, da api allevate in un piccolo apiario.
    Tutti i vasetti sono disponibili nell’unica taglia di 500gr di prodotto.

    Il costo del singolo vasetto è di 7€, per ordinazioni, domande o qualsiasi altra cose mi potete contattare in questi seguenti modi:

    Sarete contattati il più in fretta possibile.

    Grazie di cuore a tutti.

  • La natura non è un posto da visitare. E casa nostra.

    Ciao a tutti,
    purtroppo, come è successo anche l’anno scorso il tempo per poter scrivere in questo blog si riduce drasticamente durante la stagione e mi ritrovo poi a dover fare dei mega riassunti. Mi dispiace e me ne scuso.

    Per prima cosa, vorrei iniziare questo articolo dicendovi che sono stato contattato dall’ente televisiva Arte per partecipare al documentario che sarà mostrato in occasione della conferenza sul clima (COP21) che si terrà a Parigi alla fine del 2015.

    Opération climat, questo il titolo del documentario, sarà realizzato con i migliori filmati che saranno pervenuti alla redazione da 47 paesi europei. Chi intende partecipare deve produrre un breve filmato della durata da uno a tre minuti con il proprio cellulare, tablet, fotocamera o videocamera. L’organizzazione invita a riprendere non solo i luoghi che si ritiene costituiscano zone privilegiate da preservare, ma anche a entrare in scena o a riprendere piante, animali o personaggi che si valutano importanti per quel determinato ambiente.
    Vi invito fortemente sia a partecipare con i vostri video che spargendone la voce il più possibile.

    Io ho già dato il mio contributo e vi riporto di seguito il video.

    Visita 20-06-2015

    Tutto il mese di giugno l’ho trascorso visitando le famiglie facendo attenzione che non andassero in febbre sciamatoria a causa delle scorte di miele che iniziavano ad essere considerevoli, controllando sempre che la salute fosse buona e che non vi fossero strane patologie che affliggessero le famiglie.

    Ape che bottina in un pò di iele

    Ape che bottina in un pò di miele

    Le due arnie non presentavano alcun problema e così ho potuto aggiungere i primi melari in maniera tale da dare spazio alle famiglie in piena espansione, così avrebbero raccolto del miele anche per il loro apicoltore oltre che per il superamento dell’inverno.

    Predellino di volo arnia arancio Predellino di volo arnia arancio

    Visita 11-07-2015

    Luglio 2015, uno dei mesi più caldi degli ultimi anni, le cui temperature alte insieme all’umidità hanno reso le visite negli apiari delle saune a cielo aperto, ma che per le nostre amiche api ha solo portato lavoro aggiuntivo poichè hanno dovuto ventilare maggiormente le arnie per poter mantenere la temperatura stabile a 35 °C.

    Arnia arancio che ventila Arnia arancio che ventila

    Arnia azzurra che ventila

    Arnia azzurra che ventila

    Nonostante il caldo l’attività delle bottinatrici non si è affatto fermata poiché le fioriture non aspettano nessuno, tanto meno delle api vagabonde.
    Durante tale visita ho potuto assistere alla fioritura del trifoglio che è abbondante nei dintorni dell’apiario e le api non lo disdegnano per nulla.

    Ape che bottina trifoglio Ape che bottina trifoglio

    Durante questa visita ho provveduto ad aggiungere un secondo melario all’arnia arancio poiché aveva oramai riempito tutto il primo melario e temevo che, non avendo più spazio sarebbe sciamata dopo, ovviamente, aver controllato lo stato delle famiglie che risultano entrambe in sfavillante forma.

    Visita 26-07-2015

    Dopo un riassunto grossolano vi racconto la visita di oggi (26-07-2015), una delle ultime con i melari sui nidi poiché conto di levarli la prima o al massimo la seconda di agosto, così da lasciare il restante miele di quel periodo alle scorte per l’inverno (in questo modo magari posso risparmiare di alimentare le api, pratica che non mi è mai piaciuta).

    Per prima cosa mi sono dedicato alla visita dell’arnia arancio, che ha su di se ben 2 melario, di cui uno praticamente pieno, l’altro senza neppure una goccia di miele ma utile per dare spazio alle api che altrimenti sentirebbero la necessità di sciamare.

    Melario arnia arancio

    Melario arnia arancio

    Alzati, senza non poca fatica, i due melari ho potuto osservare il nido e, già da subito, ho capito che la famiglia stava bene e che avrebbe continuato senza problemi la stagione, intuizione che è stata confermata dallo stato della covata che ho osservato.

    Covata arnia arancio

    Covata arnia arancio

    Stessa situazione, anche se con un melario in meno, per l’arnia azzurra.
    Ora non rimane che attendere le prime settimane di agosto per levare i melari ed iniziare a trattare le famiglie per la varroa così da aiutarle con la prima fase dell’invernamento.

    Episodio degno di nota a cui ho assistito è stata una lotta all’ultimo sangue tra una giovane ape e una giovane vespa. La vespa ha decapitato la malcapitata ape che negli spasmi della morte ha ricambiato la sua aguzzina con la stessa moneta. Davvero impressionante la natura.

    Vespa vs ape Vespa vs ape

    Non mi rimane che ricordarvi che potete trovare tutte le foto delle mie visite agli apiari su Flickr.com e salutarvi, augurandomi di riuscire a postare più frequentemente visto che la stagione si sta concludendo.
    Bzzz‼

  • Essere ciò che siamo e diventare ciò che siamo capaci di diventare è il solo fine della vita.

    Ciao a tutti,
    come vi avevo raccontato con il mio ultimo post l’avventura iniziata l’anno scorso con due piccoli nuclei di api si era conclusa tragicamente poco prima dell’arrivo della primavera nella mia zona.

    Mi è dispiaciuto, tanto, ma di tutte le esperienze, anche quelle molto negative, bisogna estrapolarne gli aspetti utili e farne tesoro.

    Purtroppo non sono riuscito con certezza a capire quale sia stato il colpo di grazia che ha fatto collassare le mie precedenti famiglie, ma quello di cui sono certo è che la varroa ha giocato un ruolo fondamentale e quest’anno non ho intenzione di far sì che la storia si ripeta.

    Proprio così, avete letto bene, una sconfitta non mi ha fermato e da due settimane nel mio apiario sono presenti due nuovi nuclei che lavorano all’impazzata e che mi fanno ben sperare per la stagione attuale.

    Purtroppo l’apicoltore che me le ha fornite aveva tutti primi nuclei prenotati e quindi ho dovuto attendere la sfioritura dell’acacia (poco male poiché non avevo il tempo per poter spostare le mie eventuali famiglie sotto a tali alberi), sarà sicuramente per l’anno prossimo.

    Inoltre quest’anno ho deciso di sperimentare la via della botanica rivolta ad aiutare le nostre amiche api sia durante la stagione con nettare e polline a pochi passi dalle arnie, tramite la semina di mix di fiori melliferi tra cui: Trifoglio resupinato laser, Facelia natra, Lupinella, Grano saraceno lileja, Mix trifogli, sia con la messa a dimora di due piante di Evodia Tetradium Danielli (che a dir la verità ho piantato lo scorso settembre) e che quest’anno dovrebbero far germogliare i primi fiori.

    Misto semi melliferi

    Misto semi melliferi

    Questa pianta è famosa anche come albero del miele perché ha un potere mellifero non eguagliato da nessun’altra pianta e in più la sua fioritura avviene quando non è presente, nelle nostre zone, una fioritura primaria.
    Non sto a tediarvi su come e con cosa aiuta le nostre amiche api tale piante, ma se volete approfondire vi consiglio di leggere questo articolo che ho scritto qualche giorno fa: Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli)

    Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli) Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli)

    Tornando a noi, sabato 30 Maggio ho effettuato la prima visita in apiario, in quanto il fine settimana precedente pioveva a sprazzi ed avevo avuto il tempo solo di inserire due telaini (uno costruito e uno da costruire) all’interno di ogni arnia.

    Arnia arancio

    Per prima cosa, come faccio ad ogni visita nell’apiario, mi sono fermato qualche istante a fianco del predellino di volo per osservare il volo delle api: l’arrivo delle bottinatrici cariche di ogni genere di provvista e le bottinatrici che partono veloci dopo aver scaricato il prezioso carico.

    Purtroppo ho vissuto un tempo non troppo lontano come è il volo di api che appartengono ad un nucleo che non sta bene e, grazie a questo, posso affermare che questa famiglia sta benone.

    Volo arnia arancio

    Volo arnia arancio

    Prima ancora di aprire la cassa controllo anche lo stato del cassettino anti-varroa così da farmi un’idea di come la famiglia si muove all’interno dell’arnia così da sapere più o meno i punti di interesse sui quali prestare maggiore attenzione.

    Stato vassoio arnia arancio

    Stato vassoio arnia arancio

    Come si può notare da questa foto, vi è un’abbondante impostazione di polline, vi sono state nascite poiché vi sono residui di opercoli rotti in corrispondenza di due telaini, stanno costruendo il foglio cereo che ho inserito (si vede dagli scarti di cera praticamente bianca), c’è la presenza di due camule della cera (larve) e (come vi mostra la foto seguente) vi è stata l’importazione in arnia di zucchero che non ho idea di dove l’abbiano recuperato.

    Vassio arnia arancio - Importazione zucchero

    Vassio arnia arancio – Importazione zucchero

    Infine l’elemento che più mi ha sorpreso e che mi ha fatto effettuare la scelta di inserire un ulteriore foglio cereo da costruire all’interno di tale arnia è la presenza di segatura di compensato in alto a sinistra della foto.
    Tale segno mi ha subito fatto capire che l’arnia richiedeva più spazio perché aveva iniziato a rosicchiare il compensato del diaframma che avevo inserito per tenere stretta la famiglia.

    Essendomi fatto un’idea sommaria di tale famiglia era giunta l’ora di aprirla ed osservare lo stato della covata, delle scorte e se vi fossi riuscito avrei voluto vedere la regina poiché non avevo idea di che cosa avesse inserito l’apicoltore che me le aveva fornite.

    Famiglia arancio

    Famiglia arancio

    Alla fine della mia visita ho riscontrato che la famiglia gode di ottima salute, sta raccogliendo scorte ad una velocità pazzesca e con le stesse tempistiche sta costruendo i telaini che gli avevo fornito.
    Fortunatamente sono riuscito anche ad immortalare la regina, che essendo nuova, è bella vispa e si aggira come un’indemoniata per tutti i telaini accompagnata dalla propria corte (vengono chiamate così le api che la nutrano e le stanno attorno avendo sempre il capo rivolto verso di lei).

    Ape regina arnia arancio

    Ape regina arnia arancio

    Siccome non più necessario ho anche provveduto a rimuovere il diaframma che come avevo intuito dal vassoi anti-varroa presenta segni evidenti di vandalismo 🙂 nella parte destra della foto.
    Non so se lo sapete, ma le api avendo le mandibole arrotondate (al contrario delle vespe che le hanno appuntite) non sono in gradi di perforare neppure la buccia dei chicchi dell’uva (questo non le impedisce di fiondarcisi quando i chicchi hanno già dei buchi o hanno iniziato a deperire), quindi con un foglio di compesato non è che lo rosicchiano, ma strappano una ad una ogni micro scheggia che è parte integrante del compensato.

    Diaframma rosicchiato nella parte alta destra

    Diaframma rosicchiato nella parte alta destra (giallina)

    Non sono riuscito a vedere la presenza delle camule che avevo ipotizzato esserci dagli escrementi nel cassettino, o le api le hanno uccise e poi rimosse dall’arnia, oppure sono ancora presenti e stanno mangiando esuvie (quel che resta dalla trasformazione pupa in ape adulta all’interno delle celle, è un pellicola infinitesima) a sbaffo.

    Arnia azzurra

    Anche per questa arnia l’iter è stato il medesimo, ovvero mi sono soffermato ad osservare il volo delle api di questa famiglia che anche in questo caso si è dimostrato intenso, ma quello che mi ha più colpito è stato osservare il lavoro delle api “ventilatrici” che con le proprie ali fanno in modo da creare correnti per areare, e quindi abbassare la temperatura, all’interno dell’arnia.

    Api ventilatrici

    Api ventilatrici

    Se non siete degli esperti (come me) o non le avete mai viste sono le tre api più in basso che tengono alto il corpo e nel contempo sbattono le ali, in questo modo stanno incanalando l’aria alle proprie spalle.

    Il passo successivo è stato quello di osservare il cassettino anti-varroa così farmi un’idea sommaria anche di questa famiglia prima di aprire.

    Cassettino arnia azzurra

    Cassettino arnia azzurra

    Come nell’altro cassettino vi è la presenza di polline, anche se leggermente inferiore, residui di opercoli rotti dalle api nascenti, una possibile camula ma quello che non mi ha reso proprio felice è stato vedere tutti quegli scarti di cera nuova in concomitanza al telaino che avevo inserito con solo foglio cereo.

    A questo punto non rimaneva altro da fare se non aprire la cassetta e controllare con una visita scrupolosa lo stato della famiglia.

    Arnia azzurra

    Arnia azzurra

    Al termine della visita, nella quale non sono riuscito a vedere la regina, ho tratto le stesse conclusioni della famiglia accanto, ovvero che sta crescendo velocemente (forse un pochino più piano dell’altra) e sta raccogliendo anche le provviste velocemente.

    Purtroppo il mio presentimento sul telaino con foglio cereo tagliato era fondato e, non essendoci sopra ancora ne covata ne scorte, ho preferito sostituirlo e aggiungerne un secondo così da portala su 9 telaini come l’altra.

    Telaino con foglio cereo tagliato

    Telaino con foglio cereo tagliato

    Conclusioni

    Per concludere questa prima visita mi fa ben sperare per la stagione corrente, inoltre questi due nuclei sono molto ma molto pacati, non si sono alzate in volo più di 2 api mentre facevo la visita e l’uso del fumo è stato limitato all’apertura e alla chiusura dell’arnia per non rischiare inutilmente di schiacciare delle apette incaute.

    Sì, sono proprio soddisfatto di questa visita, vedremo se anche la botanica nei pressi dell’apiario potrà dare una mano a non far perire queste due famiglie durante il prossimo inverno.

    Non mi resta che darvi appuntamento alla prossima settimana con il prossimo post e ricordarvi che ogni foto effettuata durante le visite (non solo quelle contenute all’interno del post) le potete trovare nella mia galleria Flickr.

    A presto, bzzz‼

  • Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli)

    Origini e forma

    L’Albero del miele (Evodia Tetradium Danielli) è originario della Cina e della Corea.

    Nei primi 3-4 anni cresce in maniera molto veloce, anche 2 metri l’anno, raggiungendo in pochi anni i 10 metri ed oltre di altezza; successivamente, la crescita rallenta con l’avanzare dell’età ma la pianta può raggiungere e superare anche i 15-20 metri di altezza.

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    In assoluto è la pianta più mellifera conosciuta: i suoi fiori producono nettare in quantità superiore ad ogni altra pianta conosciuta. Confrontandola con la robinia, si può calcolare che su un ettaro di terreno la prima renda circa 600-700 kg. di miele mentre l’Evodia arriva facilmente a superare i 1.200 kg.

    La principale caratteristiche dell’Evodia è quindi la sua fioritura. I piccoli fiori, di colore bianco-crema, sono raggruppati in una infiorescenza (corimbo) ed emanano un intenso profumo mellifero.

    Di fondamentale importanza è anche la durata della fioritura: essa inizia verso la fine di luglio e può protrarsi anche per oltre mese e mezzo. Va pertanto a coprire un periodo in cui le fioriture mellifere sono abbastanza scarse. Al termine della fioritura, verso ottobre, compaiono piccoli frutti di colore arancione.

    Albero di ottimo aspetto, può essere messo a dimora in qualsiasi giardino anche a scopo ornamentale. La distanza di piantagione tra altri alberi o manufatti non deve però essere inferiore ai 7-10 metri considerando il notevole sviluppo della chioma dell’albero adulto.

    Per quanto riguarda la longevità, si consideri che, introdotta in Europa oltre 100 anni fa, in alcuni giardini botanici ne esistono tutt’ora esemplari viventi.

    Sopporta bene le basse temperature, soprattutto da adulta, mentre da giovane è bene proteggerla durante gli inverni troppo rigidi.
    L’Evodia tetradium Danielli, adulta, ha una soddisfacente resistenza al freddo, le piante caducifoglie sopportano alle nostre latitudini temperature medie minime annue da -13° a -17°C.

    Non richiede terreni particolari per crescere in modo ottimale, tuttavia non gradisce suoli compatti e stagnanti. Avendo un apparato radicale sviluppato fino a grande profondità, non teme anche lunghi periodi di siccità.

    Si tratta di arbusti e alberi sempreverdi o caducifogli (quelli importati in Europa quasi esclusivamente decidui) che a causa delle foglie composte assomigliano notevolmente al nostro frassino comune (Fraxinus excelsior).

    I germogli annuali di queste specie inizialmente sono coperti di una peluria grigiastra e fitta. A causa delle foglie e del loro odore, la pianta veniva chiamata “frassino puzzolente” nelle sue aree di maggior diffusione (paesi del centro Europa, Germania, Austria).

    Le foglie composte, opposte e imparipennate presentano forme diversificate e rispetto al frassino sono maggiormente ovaliformi e largamente lanceolate; inoltre risultano più coriacee.

    Nelle fasi iniziali, le giovani piantine devono essere coltivate in consociazione con alberi più grandi ombreggianti, i quali (o dai quali) dovranno essere progressivamente allontanati nel corso del ciclo produttivo per garantire un maggior soleggiamento. Questo è molto importante per il futuro sviluppo dei fiori e quindi per la produzione di nettare.

    La pianta è monoica a fiori monosessuali (sessi separati), riuniti in infiorescenze distali ad ombrello, lunghe circa 25 cm, oppure raggruppate in una larga pannocchia.

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    I fiori sono bianchi con screziature da giallo-verde a bianco sporco e diffondono un profumo aromatico. Assomigliano notevolmente alle infiorescenze del sambuco. Il polline è giallo chiaro. All’interno dell’infiorescenza circa 2/3 dei fiori sono maschili; a quanto pare basta il nettare da 3 a 5 fiori non ancora visitati dalle api, per riempire la sacca mellifica di un’ape.

    I frutti rosso bruni sono costituiti da 4 a 5 valve lunghe da 2 a 8 millimetri che a maturità si aprono a stella, simili a quelli della Phaeonia, anche se di dimensioni minori.

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    Per la germinazione i semi necessitano di un periodo di freddo; per questo motivo la conservazione durante l’inverno dovrà avvenire per esempio in un contenitore di vetro in un deposito non riscaldato, al fine di garantire una ottimale quantità di freddo.

    La semina primaverile avrà successo solo se i semi dormienti avranno trascorso il necessario periodo di freddo. Il potere germinativo è comunque variabile; in caso di scarsa germinabilità è necessario effettuare una semina a stratificazioni, al fine di garantire il miglior adattamento possibile al clima del luogo.

    Le foglie, somiglianti a quelle dell’alloro, presentano un profumo molto aromatico, quindi si potrebbe ipotizzare un loro uso come incenso e repellente contro gli insetti. Anche la vicinanza di un albero ha già degli effetti nell’allontanamento di zanzare o insetti fastidiosi e potrebbe essere un buon rimedio per tenere lontani tali insetti dall’abitazione.

    KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

    KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

    Nella medicina cinese i semi dell’Evodia sono usati sotto forma di infuso per contrastare cefalee, emicranie croniche e diareea, oltre che come stimolante del sistema immunitario.

    Le foglie, una volta cadute, vengono degradate facilmente da citellati ed altri animali del suolo, con le conseguenze positive per la fertilità del terreno. La presenza di frutti oleosi rende questi alberi molto importanti come fonte di nutrimento per l’avifauna.

    Vantaggi per l’apicoltura

    Le piante fioriscono piuttosto tardi (da luglio a metà settembre), con una variabilità legata al clima e al terreno.
    Il “paradiso del nettare”, a seconda dell’andamento meteorologico, può durare anche fino ad ottobre, durante la fioritura, su ogni infiorescenza, si possono trovare gruppi anche di 100 api. Grazie all’elevato apporto nutritivo, le api si lanciano voracemente sui singoli fiori (si possono anche trovare 3 api contemporaneamente su un singolo fiore).

    L’albero, a causa della tarda fioritura, costituisce per numerosi insetti un ideale supporto verso la fine della stagione vegetativa (da qui deriva il nome inglese dell’albero Bee bee-Tree). In America anche il tiglio americano viene chiamato allo stesso modo.

    Alcuni definiscono il sapore del miele prodotto dell’albero come “particolare”, simile a quello di un farmaco. Ci vuole del tempo per abituarsi all’odore e al sapore del miele di Evodia.
    Il miele già esistente nei melari dovrebbe essere smielato prima della produzione di miele di Evodia, il quale dovrebbe essere lasciato alle api esclusivamente come nutrimento. Anche i buongustai non apprezzano particolarmente questo tipo di miele.

    L’elevata, tardiva e duratura produzione di fiori e quindi di nettare hanno spinto gli apicoltori ad introdurre questa pianta nei nostri ambienti.

    L’apporto nutritivo in fase autunnale è prezioso per le api, rafforzandole in previsione dello svernamento. Ci sono indizi che il fiore, durante la fioritura principale da luglio a settembre, rafforzi il ciclo riproduttivo delle api.

    Semina a Stratificazione

    Se si vuole evitare il rischio di una piantumazione di piante giovani, molto sensibili al gelo, si consiglia di far germogliare i semi attraverso una semina a stratificazione al freddo e di far crescere i germogli adattandoli gradualmente al clima locale.
    L’albero del miele fa parte delle piante per le quali i semi sono in grado di germinare solo dopo aver attraversato un periodo di freddo, e grazie alle temperature fredde, viene indotta la produzione di ormoni che stimolano la germinazione.

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    I semi vengono posti in inverno in casa per circa due settimane con una temperatura di 18-22°C, in vasi pieni di terra e costantemente inumiditi. Successivamente vengono posti all’esterno, in un luogo non soleggiato, riparati dagli agenti atmosferici e da animali (sono sufficienti stanze non riscaldate od un frigorifero regolabile).
    Da febbraio a marzo, per un periodo di 6 settimane la temperatura dovrebbe aggirarsi intorno agli 0°C (con una tolleranza da -5° a +5 °C). Quando le giornate iniziano inevitabilmente a riscaldarsi, allora è possibile iniziare ad innaffiare i semi in aiuole a mezzombra (naturalmente l’autore fa riferimento alla situazione climatica austriaca.

    Proprietà medicinali

    Quando penso alla salute delle nostre api, ho in mente il pregio di una pianta nettarifera. Più variegata è l’offerta nettarifera, più in salute saranno i popoli delle nostre api.
    Le api, non solo sono molto laboriose, ma il loro comportamento offre spunti interessanti anche dal punto di vista umano, nella loro fisiologia, non sono paragonabili ai mammiferi (ai quali appartiene anche l’uomo) esse lavorano sempre con un forte istinto verso l’allevamento delle loro larve.
    La loro economia è basata sul principio delle scorte e dell’immagazzinamento, le api, probabilmente sono in grado si selezionare, in modo intelligente, il nutrimento ideale per riuscire a sopravvivere all’inverno.

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    Le api adulte svernano meglio se in autunno hanno immagazzinato polline e nettare con proprietà medicinali.
    Ci si pone la domanda se il nettare abbia queste proprietà benefiche non solo per le api adulte ma anche per le larve, che il polline di Evodia impedisca la crescita di alcuni batteri sembra essere una cosa ormai certa.

    Per capire l’importanza di questa pianta per l’apicoltura, è lecito gettare lo sguardo sulla medicina umana.
    Nella medicina popolare giapponese e cinese, i semi ed i frutti quasi maturi (probabilmente anche le foglie) vengo utilizzati a fini terapeutici. In Giappone, da anni, nella medicina generale “alternativa” (la cosiddetta medicina Kampo della fitoterapia giapponese), viene esaminata l’efficacia del succo estratto dai frutti e dai semi rossi e neri dell’Evodia hupehensis e dell’Evodia rutaecarpa, si sono riscontrati risultati positivi nella lotta contro l’emicrania e la diarrea.

    Si è giunti alla conclusione che non una singola sostanza isolata, ma l’insieme di diverse sostanze presenti nella pianta hanno un effetto sinergico.

  • Non piangere perché è finita, sorridi perché è accaduto.

    Ciao a tutti,

    la primavera è iniziata da oramai più di un mese ma fa male vedere che nel proprio apiario non vola neppure una piccola ape. Le arnie, che durante l’inverno erano macchie sfavillanti di colori accesi immersi nella campagna spenta, riposano in magazzino completamente ripulite e soprattutto piene solamente di telaini con miele e polline che le precedenti inquiline non sono riuscite a consumare.

    Ebbene sì, come avrete ben capito, anche le altre due arnie non hanno superato l’inverno appena trascorso. Ho ricercato la motivazione per sfuriate settimane analizzando con estrema cura le arnie nella loro interezza. Siccome può capitare a tutti, soprattutto all’inizio, di commettere errori voglio condividere questa mia analisi con voi.

    Il primo indizio rilevante è che le famiglie di sono spente una alla volta, a distanza di qualche settimana l’una dall’altra, e non tutte contemporaneamente, questo mi fa escludere un avvelenamento o qualche malattia molto aggressiva.

    All’interno delle arnie era tutto in ordine, non vi era sporcizia o feci e quindi anche il nosema (malattia che colpisce l’intestino delle api) lo si può escludere.

    Le api per la maggior parte sono morte all’interno dell’arnia, spesso rimanendo anche aggrappate al telaio dove hanno trascorso gli ultimi attimi della loro esistenza.

    Situazione telaino con api morte aggrappate e covata sparsa.

    Situazione telaino con api morte aggrappate e covata sparsa.

    Come potete vedere anche dalla foto riportata, vi era presenza di covata, anche se sparsa, quindi non si può neppure affibbiare la colpa ad una regina che non faceva il suo dovere.
    La posizione della api su quel telaino mi fa presupporre che siano morte a causa del freddo, il loro numero deve essere diminuito gradualmente fino arrivare al punto nel quale non riuscivano ne a tenere la covata al caldo, ne a scaldarsi tra di loro.

    Il freddo è sicuramente la mano gelida dell’assassino che ha compiuto il delitto, ma chi è il mandante? Chi ha deciso che queste famiglie dovessero perire?
    Purtroppo questa foto non lascia scampo al colpevole:

    Particolare di un vassoio antivarroa

    Particolare di un vassoio antivarroa

    Ebbene sì, nonostante i miei precedenti sopralluoghi in apiario non mi sono accorto che i trattamenti che avevo effettuato per la varroa erano stati troppo leggeri e questo ha portato al vero e proprio collasso delle famiglie.

    Quindi concludendo il mandante di tutta questa brutta situazione è stata la mia inesperienza che ha permesso all’acaro di distruggere tutto l’apiario.

    Ho riflettuto a lungo, le domande sono state molteplici, ma non posso lasciare che una singola sventura mi allontani da questo mondo, quindi non demordo e, dopo aver già ordinato due nuovi nuclei, sono pronto ad affrontare il 2015 con sicuramente più esperienza ma soprattutto con una gran voglia di riscatto.

    Ci sentiamo presto con l’arrivo dei due nuovi nuclei in apiario.

    Al prossimo post, bzzz‼

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